venerdì 6 luglio 2018

TAVERNOLA BERGAMASCA tutte le domeniche visite guidate alla Pieve di San Pietro

L'origine romanica di San Pietro, la parrocchiale di Tavernola fino al 1570, è ormai intuibile solo dalla muratura in facciata e alla base del campanile; l’edificio subì, infatti, varie trasformazioni durante i secoli. La struttura quattrocentesca della chiesa - navata unica, tetto a capanna con coperture lignee, archi mediani di sostegno acuti e loggia addossata alla controfacciata - presenta caratteristiche comuni ad alcuni edifici religiosi coevi della Valle Camonica


Negli anni intorno al 1510 – 1515 il giovane ma già famoso pittore bresciano Romanino è a Tavernola per decorare ad affresco la chiesa di San Pietro, la piccola parrocchiale cui fanno capo i nuclei abitati che vi sorgono intorno: Cambianica, Bianica, Vigolo, Parzanica, Gallinarga e il nucleo abitato in espansione sul delta del torrente, Tavernola, quello che poi diventerà il capoluogo dell’omonimo Comune.

Tavernola con le sue attuali contrade all’epoca conta circa trecento abitanti, altrettanti o poco di più Vigolo e Parzanica.

Cosa ci fa dunque un pittore di chiara fama in un paese di poveri contadini e pescatori, che già hanno provveduto a dotare le loro due chiese (“San Michelone” di Cambianica e, appunto, San Pietro) di cicli di affreschi di buona mano?

E’ qui (forse) che la storia del piccolo paese si incontra con quella più grande, e più precisamente con l’assedio e il ”sacco” di Brescia da parte dell’esercito francese sceso in Italia per conquistare la Lombardia.

A Brescia infatti risiedono abbastanza stabilmente alcuni componenti della potente famiglia tavernolese, i Fenaroli, che contende ai Foresti il primato nei possedimenti e nei traffici nella zona di centro lago. (All’epoca, infatti, tra le varie famiglie di proprietari terrieri o di grandi commercianti che traevano le loro ricchezze dai possedimenti nelle campagne, per pagare meno tasse e per essere più vicine ai luoghi dove si esercitavano i commerci, era invalsa l’abitudine di porre la propria residenza nelle città. I Calepio dell’omonimo paese e i Suardi della Val Cavallina, ad esempio, si trasferirono a Bergamo pur continuando a riscuotere fitti e proventi dalle terre in campagna).

I Fenaroli di Tavernola pongono la loro residenza a Brescia, dove si fanno presto conoscere per la loro intraprendenza, ma continuano a frequentare il paese d’origine e altri centri sulla sponda bresciana del lago dove acquistano terreni e costruiscono ville.

I Foresti, l’altra famiglia potente, nel 1497 hanno fatto realizzare in San Pietro, sulla parete sud del presbiterio, un affresco della “Madonna in trono”, è quindi ipotizzabile che anche i Fenaroli, che proprio in quella chiesa hanno le sepolture di famiglia, nell’intento di lasciare un segno della loro potenza, chiamino il pittore bresciano già famoso Romanino ad affrescare un’altra Madonna in trono, sulla parete di fronte all’altra nel presbiterio.