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domenica 15 luglio 2018
giovedì 12 luglio 2018
CASTELLI CALEPIO visita al Castello dei Conti
Le prossime occasioni per ammirare il Castello saranno:
Domenica 15 – 22 Luglio 2018: ingresso con visita alle ore 15 e alle ore 16:30
Mercoledì, 04 – 11 – 18 Luglio 2018: ingresso con visita alle ore 20:45
***
La prenotazione…
è obbligatoria solo per i gruppi di visitatori, ma è sempre gradita (anche via SMS o WathsApp)
***
INFO/Prenotazioni: 331.7531149
***
Biglietto d’ingresso: prezzo intero 5,00 euro; prezzo ridotto a 3,00 euro da 7 a 12 anni compresi; ingresso gratuito fino a 6 anni compresi, e per diversamente abili e relativo accompagnatore.
Il ricavato sostiene le attività della Fondazione “Conti Calepio”.
La visita dura circa 90 minuti.
I gruppi di almeno quindici persone possono concordare una visita privata, preferibilmente da marzo a ottobre.
Il Responsabile del Castello Vi guiderà alla scoperta della residenza dei Conti ed è a Vostra disposizione anche per l’utilizzo del Castello, per iniziative pubbliche e private.
Nella nostra pagina Facebook sono presenti gallerie di immagini delle varie iniziative svolte.
Nel disegno sottostante sono tracciate solo le strade suggerite per raggiungere il Castello.
Il Castello è a soli 3,5 km dall’uscita A4 “Ponte Oglio” (direzione Sarnico). Il borgo antico di Calepio (frazione del Comune di Castelli Calepio) sorge accanto alla Strada provinciale 91 della Val Calepio; dal parcheggio, l’unica via centrale dell’abitato (via Conti Calepio) conduce al Castello.
Ai viaggiatori con pullman privati si consiglia l’uscita A4 “Grumello – Telgate” e la fermata presso la pensilina degli autobus del borgo di Calepio.
sabato 7 luglio 2018
LOVERE : dal 1543 storia d'amore per il silenzio e la preghiera delle Clarisse di Lovere
| Chiesa di San Martino |
L’iniziativa di creare un monastero a Lovere spetta a due frati cappuccini, anch’essi una famiglia religiosa nuovissima all’epoca, che vedendo che qui c’erano ben due conventi di frati e nessuno di suore chiesero a una nobildonna di interessarsi per fondare un monastero. Questa nobildonna, ottenuti i permessi delle autorità, si rivolse alle monache terziarie di Fino del Monte che inviarono quattro sorelle per creare un primo nucleo di vita clariana.
Il 20 aprile 1543 il convento delle Suore Clarisse è costruito ed è loro affidata, per le celebrazioni, la chiesa molto più antica che si trova accanto, la chiesa di S. Martino.
Nelle cronache del primo secolo di vita del monastero troviamo tra l’altro i segni del doloroso passaggio dell'epidemia di peste del 1631-32 che aveva provocato nel paese ben cinquecento morti e l'abbandono di quasi altrettante persone, in maggioranza artigiani e commercianti. È la peste di cui parla Manzoni nei Promessi Sposi.
Della vita e della figura delle prime nostre sorelle che vissero qui non sappiamo quasi nulla: la loro storia è custodita dal Signore nel segreto ed è rivelata solo nella luce dell'eternità, di altre invece, in tempi più recenti, ci rimane una traccia (a volte solo di poche righe) nel libro dei "necrologi" che raccoglie le testimonianze sulla morte e le virtù delle sorelle.
Le qualità più evidenziate dai necrologi sono: obbedienza, umiltà, compassione, sincerità, amore per tutte le sorelle e per i poveri, zelo nell'osservanza della Regola, pazienza nelle malattie, amore per il silenzio e la preghiera.
Gli ultimi anni del XVIII secolo vedono l'Europa sconvolta dalla Rivoluzione Francese, i cui ideali di "libertà, uguaglianza, fraternità" venivano imposti ai popoli con la forza delle armi.
Nel 1797 l'Italia diventa provincia di conquista. In questi anni a cavallo fra i due secoli, anche il monastero fu coinvolto nelle alterne vicende politiche, con una breve soppressione nel 1798, durante la quale le sorelle trovarono rifugio in una casa situata in riva al lago, che diventò quasi un piccolo monastero in cui riuscirono a continuare una forma di vita comune e di fedeltà alla loro chiamata anche nelle difficoltà dell'"esilio" forzato. La vittoria napoleonica di Marengo ricostituì nella pianura padana la Repubblica Cisalpina e iniziò così un periodo di difficoltà e angherie da parte dei ministri subalterni della Repubblica: tuttavia, pur fra mille prove, le sorelle poterono continuare ad abitare nel monastero.
La famiglia intanto andava crescendo, sia per l'arrivo di nuove postulanti, sia per l'accoglienza di alcune monache, provenienti da altri Ordini, ancora senza monastero e che chiedevano di essere ricevute in comunità. Il generoso inserimento di queste ultime ritardava però l'attuarsi di quella "vita comune in tutto" che era stata il desiderio di S. Francesco e S. Chiara d'Assisi. Infatti la differente provenienza, l'età, le abitudini, la diversa formazione spirituale, creavano dei problemi per l'unità di vita anche nel vitto e nel vestiario.
Per risolvere questi problemi le sorelle maturarono un proposito di maggior comunione fraterna e si arrivò a fissare delle norme concrete che vedevano, per esempio, l'istituzione di una stanza comune dove conservare la biancheria e una maggior uguaglianza a mensa, salvo restando le attenzioni particolari per le malate, secondo la carità e lo spirito della Regola.
Nella seconda metà dell’800 anche il tipo di devozione, ricco di sentimento e di fiducioso abbandono alla Provvidenza, si riflette nel modo di esprimere l'amore per il Signore Gesù e per i Santi da parte delle sorelle clarisse.
Nell'anno 1859 la Lombardia era passata sotto il governo piemontese e le suore vennero a sapere che in Piemonte molte feste religiose erano già state abolite e parecchi monasteri soppressi; la loro preghiera si intensificò allora e la comunità fu posta sotto la protezione del Cuore Sacratissimo di Gesù, di Maria e di S. Giuseppe.
Nel 1866 il Governo sancì un "decreto di soppressione di tutte le religioni". Nel giugno 1868 Madre Angelica Lazzati dovette assistere alla "presa di possesso" della Chiesa da parte del Delegato demaniale, sono gli anni difficili delle soppressioni: ci sono forme di povertà scelte e altre… imposte.
Come si viveva in monastero la povertà? Non è facile per noi oggi immaginare il tenore di vita delle sorelle nei secoli passati, dalle testimonianze delle cronache appare però (oltre alla povertà materiale nel vitto, nel vestiario…) soprattutto la ricerca della povertà evangelica, povertà di spirito che si manifesta nel lavoro assiduo, nella fedeltà alle piccole cose e ai doveri quotidiani e nel guardare sempre, innanzi tutto, a Gesù povero e umile.
Le cronache ci raccontano anche che l'otto dicembre 1885, per favorire la comunicazione fraterna e crescere nel proposito di "vita comune" fu introdotta nell'orario giornaliero la ricreazione, momento durante il quale le sorelle tuttora condividono liberamente le piccole o grandi esperienze quotidiane.
Il secolo XX si apre all’insegna delle novità ed è tutto segnato, per un aspetto, dal progresso, che raggiunge anche i luoghi della quotidiana vita dell'uomo e, per un altro verso, dalla ricerca di un certo ritorno alle fonti.
Il processo di modernizzazione che interessò le clarisse del Monastero S. Chiara nei primi decenni del secolo, è ben significato dall’introduzione della luce elettrica (1916), intorno agli anni '20 si poté usufruire dell'acqua potabile negli ambienti del monastero e un benefattore regalò, nel 1927, il primo armonium per accompagnare il canto liturgico.
Il 21 novembre 1950 Papa Pio XII aveva offerto alla Chiesa, e in particolare agli Ordini monastici femminili, la Costituzione Apostolica "Sponsa Christi", nella quale si raccomandava l'aiuto scambievole fra i monasteri di clausura (alcuni dei quali dopo la seconda guerra mondiale soffrivano per mancanza di aiuti spirituali ed economici). Nacquero così le "Federazioni" che raggruppano vari monasteri in base alla collocazione geografica. Il monastero S. Chiara di Lovere fa parte della Federazione Piemonte-Liguria-Lombardia, e proprio qui si svolse, nel novembre 1955, il primo incontro fra le Madri Abbadesse di undici monasteri.
Iniziava così un cammino di arricchimento reciproco che continua tutt'ora favorendo molto la crescita della comunione fraterna e la formazione iniziale e permanente.
Per le sorelle povere, come per tutta la Chiesa, il maggior evento di grazia della seconda metà del secolo XX è stato il Concilio Vaticano II, che ha portato un grande rinnovamento della vita spirituale insieme alla riscoperta dell'importanza del carisma dei fondatori. Con la celebrazione della liturgia in italiano ogni sorella (cominciando dal 1972) ha potuto avvicinarsi con maggior facilità alle ricchezze della Parola di Dio, la quale è il sostegno quotidiano della vita monastica. Anche il modo di incarnare i voti religiosi è stato riveduto in base ai documenti conciliari e post-conciliari.
Come accennavo all’inizio, un passo significativo di rinnovamento fu compiuto dalla comunità con l'abbracciare, nel 1974, la Regola scritta dalla stessa Madre S. Chiara, risalendo così alla prima fonte del carisma delle sorelle povere.
Un fenomeno caratteristico del nostro tempo è quello dello scambio di aiuti fraterni fra i monasteri, soprattutto nell'ambito della stessa Federazione. A più riprese alcune sorelle di questo monastero sono andate ad aiutare, per un periodo limitato di tempo o anche definitivamente, altri monasteri, così che i legami di conoscenza e di amicizia fra sorelle sono adesso ben più vivi che nei secoli passati.
Nel 1988 è stato possibile portare a compimento un progetto che era nei desideri del nostro Vescovo Mons. Luigi Morstabilini prima e poi di Mons. Bruno Foresti; la fondazione di un nuovo Monastero a Bienno. Così nel 1988 ha avuto inizio la storia del nuovo Monastero S. Chiara, in Valle Camonica, con cinque "fondatrici" partite da Lovere. Un altro capitolo della storia di questi ultimi anni riguarda la ristrutturazione dell'edificio del monastero. Dopo qualche anno di discernimento, si arrivò alla decisione di rinnovare il monastero, vendendo anche, a questo scopo, tutta l’ala dov'erano i locali del noviziato e la casa del cappellano. Dal 1973 al 1975 la comunità si trasferì a Darfo (Bs), in un grande convento messo a disposizione dalle suore Figlie del S. Cuore di Gesù.
La nuova cappella, dedicata all'Immacolata, fu consacrata dal Vescovo ausiliare Mons. Pietro Gazzoli il 6 dicembre 1975. L'attuale Chiesa è stata successivamente decorata con le artistiche vetrate e la Via crucis di fra Costantino Ruggeri.
Nella Chiesa di oggi, la vita delle figlie di S. Chiara d'Assisi si pone ancora, in umiltà e letizia, come un piccolo grande segno della misericordia di Dio verso l'umanità, nel ripercorrere la storia del nostro monastero rimangono come motivi di gratitudine e di lode al Signore: il desiderio di rispondere alla chiamata alla santità, la bellezza dell'umile vita quotidiana fra sorelle povere e, sopra ogni cosa, la serena luce del Vangelo del Signore Gesù.
Al nostro fare memoria oggi si aggiunge anche la festa per il 25° di professione di due di noi, che proprio nella solennità di Cristo Re hanno professato la Forma di Vita di Santa Chiara, 25 anni fa… Il nostro incontro è un dono e segno della Chiesa-Sposa che si manifesta nella sua varietà e bellezza, per ringraziare il Signore Gesù, Re immortale dei secoli e Signore dell’Universo.
Sr. Chiara Alba Mastrorilli
20 Novembre 2016
venerdì 6 luglio 2018
Il "Manzo alla moda di Lovere" da un'antica ricetta del '700 viene riscoperto un piatto loverese
A Lovere, verso la fine del XVIII sec. si serviva un piatto a base di manzo, cipolla e sidro con contorno di polenta.
Ne parla anche Gabriele Rosa nella sua “La storia sul bacino del lago d’Iseo”(1892).
Il "Manzo alla moda di Lovere" si può assaggiare alla "Sagra dei sapori di ottobre" che si svolge tutti gli anni, appunto, nei primi giorni del mese di ottobre presso i Giardini Fanti d'Italia.
Ne parla anche Gabriele Rosa nella sua “La storia sul bacino del lago d’Iseo”(1892).
Il "Manzo alla moda di Lovere" si può assaggiare alla "Sagra dei sapori di ottobre" che si svolge tutti gli anni, appunto, nei primi giorni del mese di ottobre presso i Giardini Fanti d'Italia.
Riscopritore della ricetta Beppe Speranza 81enne sempre presente a dare manforte presso la cucina della Sagra. La manifestazione è promossa dalla Pro Loco di Lovere. Per informazioni: tel. 331 6783153 – nuovaprolocolovere@gmail.com
Il taglio di carne utilizzato è il cappello di prete che viene tagliato a bocconcini, passato leggermente nella farina bianca e messo a rosolare in olio extravergine di oliva e poco burro. Subito dopo è tempo di aggiungere la birra, e fare cuocere a fuoco basso per 1 ora. In un’altra padella viene scottata la cipolla, per evitare che la più lunga cottura necessaria alla carne la disintegri totalmente. Infine, si unisce il tutto e si fa cuocere ancora per 15 – 20 minuti. In ultimo si può aggiungere un poco di sidro oppure di vino bianco. ...e si accompagna con della polenta fumante.
giovedì 5 luglio 2018
Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino, rimozione rifiuti area lamette secondo intervento
Lo scorso 16 giugno è stato realizzato un primo intervento di pulizia dell’area delle Lamette, zona di confine tra riserva naturale delle torbiere del Sebino e il lago d’Iseo, coordinato dall’ente gestore della riserva in collaborazione con il Gruppo Sub Iseo, l’autorità di bacino del lago d’Iseo e il Comune di Iseo.
Sebbene la raccolta di rifiuti abbandonati non sia di competenza specifica dell’ente, l’evidenza del problema e la delicatezza dell’area hanno imposto un coordinamento in capo alla Riserva al fine di rimuovere i rifiuti pericolosi per la vita della fauna selvatica.
Per aumentare l’efficacia dell’intervento, reso difficile dalle acque basse e fangose, è stato richiesta anche la collaborazione dell’A.T.L.S. Associazione Sportiva Tempo Libero e Sport Lago D’iseo, in quando l’associazione dispone di piccoli natanti a fondo piatto adatti ad operare anche in acque basse.
Si è scelta dunque una seconda data il prossimo sabato mattina 14 luglio durante la quale si proseguirà con le operazioni sempre coadiuvati dal battello “raccogli alghe” dell’autorità di bacino del lago e da un mezzo anfibio fornito da una ditta specializzata del settore.
Da qui in avanti in ogni caso l’intenzione dei diversi enti è di programmare una serie di interventi periodici da effettuare tutti gli anni in modo da evitare l’accumulo dei rifiuti trasportati dalle correnti del lago.
Ricordiamo comunque che l'ingresso dell'area delle lamette è VIETATO poiché è molto importante minimizzare il disturbo, vista l'importanza che il luogo riveste per la nidificazione di specie di uccelli protetti dalla direttiva habitat, quali ad esempio il Falco di palude o l'Airone rosso, non era quindi consigliato effettuare pulizie durante i mesi di Marzo, Aprile e Maggio.
Cosi la presidente Soncini:
"E’ per noi importante tutelare la Riserva e nonostante non fosse una nostra competenza specifica ci siamo resi disponibili fin da subito nel coordinamento delle azioni necessarie. Ricordo a tutti i cittadini che gettare un rifiuto in montagna, sulle sponde del fiume Oglio o nel lago d’Iseo significa poi ritrovarli sul fondo o galleggianti proprio nella zona più a sud dello stesso. Qui i rifiuti non biodegradabili possono rimanere per lunghi periodi danneggiando un ambiente unico. E’ importante attuare, partendo dalle scuole, specifici programmi di educazione ambientale che rendano i cittadini di domani sempre più consapevoli della necessità di attuare comportamenti attenti alla tutela dell’ambiente”.
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lamette,
Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino
martedì 3 luglio 2018
MONTE ISOLA Bando per la realizzazione di 15 affreschi su pannelli in mostra permanentemente in località Carzano
BANDO PER ARTISTI in grado di realizzare affreschi sulla muratura di recinzione di una villa liberty posta in riva al lago in località Carzano.
Verranno comunicati i temi dell'opera da realizzare in bozzetto che verrà poi selezionata da una giuria.
Condizioni economiche: agli artisti verrà garantito il mantenimento in sito dell'opera realizzata e riceveranno un omaggio a base di prodotti tipici locali.
PER INFORMAZIONI: UFF. TECNICO TEL. 0309825226 INT.1
COSTA VOLPINO MUSEO DELLE ARTI LEGGERE La Collezione Sanmarco Previdenze
La Collezione Sanmarco Previdenze
(MUSEO DELLE ARTI LEGGERE)
A Costa Volpino straordinaria e prestigiosa collezione di vignette originali , illustrazioni ed opere minori che ripercorrono oltre due secoli di storia della satira e del disegno "leggero", messi a disposizione di appassionati e studiosi da Maurizio Maluta, vignettista e collezionista per passione, assicuratore per forza, ne ha collezionate più di 300 e, riguardandola dice "è come se ripercorressi la mia vita. Una volta era difficile dedicarmi alla mia passione a causa del poco tempo a disposizione, oggi, grazie a mio figlio, per fortuna riesco a ritagliare più spazio per me stesso" Ha collaborato con diverse riviste, tra cui "Il Candido" di Giovannino Guareschi.
PARATICO quì la Madonna appare da quasi 30 anni
Apparizioni Mariane sul #Sebino. Sì, apparizioni della Madonna. Forse non tutti sanno che la Madonna appare a Paratico da quasi 30 anni. E forse qualcuno che leggerà potrà fornirci la sua testimonianza diretta. Il veggente si chiama Marco Ferrari, nel video l'apparizione del 2016....
Ogni quarta domenica del mese la Vergine Santissima posa i Suoi piedi per richiamare i Suoi figli a tornare a Dio. La recita della preghiera, solitamente seguita dalla processione, inizia alle ore 14.
lunedì 25 giugno 2018
PREGASSO (Marone) “Bus de San Carlo”
“Bus de San Carlo”
grosso macigno posto vicino alla strada che conduce all'Eremo di San Pietro,
sul quale San Carlo Borromeo in visita pastorale a Marone, secondo una credenza popolare, avrebbe appoggiato il piede scendendo da cavallo lasciando le sue impronte.
domenica 10 giugno 2018
Sardina essiccata, la tradizione del lago d’Iseo e le Sagre estive dove degustarla


Conosciuta localmente come “sardina” è in realtà un agone. La pesca si pratica tutto l’anno, tranne nei mesi primaverili della riproduzione, ma raggiunge il culmine da novembre a marzo. Il pesce è subito eviscerato praticando un’incisione nella pancia oppure facendo defluire le interiora attraverso un foro praticato appena sotto la testa. Successivamente le sardine sono lavate in acqua corrente e lasciate per almeno 48 ore sotto sale. Dopo questo breve periodo di salatura sono poste a essiccare al sole e all'aria del lago per circa trenta o quaranta giorni. Per essiccare gli agoni si utilizzavano in passato rami di frassino o carpino, piegati ad arco e tenuti in posizione da fili tesi legati alle estremità: le sardine si infilavano, una ad una, in questi fili. Si chiamavano archèc in dialetto locale. Questa operazione era fatta solo nel periodo invernale, per evitare il caldo, che avrebbe deteriorato il pesce, e anche per scongiurare l'attacco degli insetti, soprattutto delle mosche. A volte gli archec erano collocati sulle stesse barche dei pescatori. Le strutture di essiccazione oggi si sono evolute, sono più grandi e sono poste su appositi terrazzi ombreggiati. Il pesce viene inchiodato per la testa ai gancetti presenti sulle assicelle di legno che compongono le intelaiature, a file parallele.
Dopo l'essiccazione sono disposte in modo concentrico in contenitori di acciaio, oppure in legno, come era in passato, e sono pressate con un peso, o torchiate, per far uscire il grasso, che viene subito eliminato. Dopo questa operazione si ricoprono le sardine con olio di oliva. Si conservano per alcuni mesi, ma durano anche fino a due anni, avendo cura di cambiare l'olio dopo 9 o 10 mesi. Dopo qualche mese di maturazione le sardine diventano dorate e si possono mangiare dopo averle cotte, per pochi minuti, sulla brace ardente. Sono quindi condite con olio, prezzemolo e aglio e servite con polenta: il piatto più tradizionale del lago, dal sapore intenso e particolare.
Stagionalità
Per la trasformazione si utilizzano solo quelle pescate e lasciate essiccare all'aria da dicembre a marzo .
Credits :http://www.fondazioneslowfood.it/
SAGRE DELLA SARDINA
SUL LAGO D'ISEO:
SALE MARASINO (loc. Conche) San Giòan dè lé sardéne nel mese di giugno (24 giugno)
Chiesa di San Giovanni a Conche
La chiesa di S. Giovanni Battista, del '700, è a forma di croce greca con abside allungata.
All'interno, sull'altare maggiore, è conservata una pala di Francesco Monti raffigurante la
Madonna del Carmine con Bambino e Santi.
TAVERNOLA BERGAMASCA “Sagra della sardina” nel mese di luglio
Per la delizia dei palati di buongustai ed estimatori della cucina lacustre,la nota rassegna gastronomica, che riscuote ogni anno tanto successo di pubblico, anima le serate estive goderecce del Sebino. Allestita nella panoramica area verde sul lago dell’antica frazione tavernolese di Gallinarga e sostenuta da numerosi sponsor locali, la popolare manifestazione è promossa dalla Pro Loco “Tavernola 2003”. Solo a sentirla nominare fa’ venire l’acquolina in bocca. Ovvio che il piatto forte è la sardina, così chiamata per la sua forma affusolata e le sue squame argentate che ricordano la sarda di mare, anche se il suo vero nome è agone (Alosa Fallax Lacustris), pressoché sconosciuto ai più. Gli ottimi cuochi della Pro Loco, tutti volontari, la propongono sott’olio, leggermente abbrustolita sul fuoco e servita con fette di polenta fredda leggermente tostata. Qualche buongustaio l’accompagna con un trito di prezzemolo e un filo di aceto di vino rosso. Qualcun altro ha sperimentato con successo gli spaghetti con i filetti di sardina sott’olio. Sono i pescatori di Clusane i principali fornitori della sagra dove ogni anno si consumano quintali di sardine. Ma non si potranno gustare solo le sardine: tra i piatti stuzzicanti, le alborelle fritte, sempre molto richieste, e i delicati filetti di persico saltati con burro e salvia.Tra i primi, oltre agli immancabili ravioli fatti in casa, vengono proposte anche le farfalle condite con ragù di pesce di lago. Di domenica, in cui la cucina è aperta anche a mezzogiorno, si consigliano gli gnocchetti, sempre fatti in casa, conditi con sugo di gamberi di lago, mentre come antipasto aole (alborelle) in carpione, trota marinata e coregone. E, dulcis in fundo, una fetta di torta di amarene casereccia. È il dolce tavernolese per eccellenza: una crostata farcita con una densa salsa di amarene la cui inimitabile ricetta si tramanda da generazioni.
Per richiesta di informazioni e prenotazioni:
prolocotavernola2003@libero.it
A MARONE , sulla sponda bresciana, la “Sardinata” , dove il gustoso pesce è festeggiato, è organizzata ogni anno il primo fine settimana di luglio, dopo la chiusura del periodo della “pesca alla sarda” che va dal primo giugno al primo luglio, ovvero nei giorni in cui gli agoni effettuano la “frega”, ovvero si riproducono, avvicinandosi alle rive.
Giunta nel 2018 alla sua 28esima edizione, l’atmosfera è di quelle da lasciare incantati, dato che la festa si svolge nel parco degli ulivi di Villa Vismara, storico edificio che un tempo ospitava il Municipio del paese, affacciato sulle acque del lago d’Iseo e dotato di una spiaggia aperta al pubblico fino al tramonto. Si comincia alle ore 19, quando viene ufficialmente aperto lo stand gastronomico, curato dalle donne del paese. A fare da ospite d’onore sono, naturalmente. le sardine, rigorosamente pescate nel Sebino, che quest’anno ha offerto un ricco bottino. Ma ci sono anche le aole fritte e tanti altri piatti della tradizione bresciana e lacustre. Il tutto è condito dalla musica delle orchestre di liscio che si alternano per tutte e tre le sere della rassegna. Sabato l’apertura è prevista ancora una volta alle 19, mentre domenica le sardine comincino ad essere servite a partire dalle 12.
A RIVA DI SOLTO
ULTIMO WEEK END DI GIUGNO
A SARNICO
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martedì 22 maggio 2018
MONTICELLI BRUSATI 3 giugno 2018 Suggestioni dal Sebino
Prosegue la proficua collaborazione inaugurata lo scorso anno tra l’associazione Battito e il giovane fotografo Marco Paris. Dopo l’emozionante serata dedicata al suo Viaggio in Perù, Marco Paris torna a Monticelli Brusati domenica 3 giugno per presentare il suo libro fotografico dedicato al Lago d’Iseo (“Lago d’Iseo” ed. Emozioni Franciacorta 2016). Per l’occasione il Parco delle Querce, in via IV novembre, farà da cornice a una passeggiata immersiva e sensoriale in cui i visitatori potranno letteralmente toccare con mano le suggestioni create dagli splendidi scatti in mostra. Una quarantina di stampe infatti saranno allestite lungo tutto il percorso, inaugurato dall’autore in persona. La passeggiata sensoriale permetterà non solo di osservare gli scatti presenti ma anche di vivere a pieno l’esperienza del Sebino attraverso varie postazioni: tattile, olfattiva, uditiva e degustativa. Il Lago d’Iseo svelato in ogni sua forma attraverso la presentazione delle sue caratteristiche vegetali, dal terreno alle erbe, passando per la degustazione di prodotti tipici, e in sottofondo parole e suoni dedicati a questo gioiello locale.
Con questa iniziativa l’Associazione Battito ha deciso di valorizzare e dare visibilità all’incantevole Parco delle Querce, speciale location di Monticelli Brusati inaugurata nel 2014 e destinata a diventare fiore all’occhiello del paese.
Il percorso inizierà alle ore 15.30 ed è a ingresso gratuito.
Per informazioni battito.monticelli@gmail.com.
MARCO PARIS
Classe 1990, Marco Paris, originario di Tavernola Bergamasca, si avvicina alla fotografia nel 2012 e si interessa nello specifico di reportage di viaggio, concept e urbex (Urban Exploration). Dal 2015 è Vicepresidente del Circolo Fotografico Le Molere di Sarnico e nel 2016 viene selezionato come fotografo ufficiale per il libro "Lago d'Iseo" (2016) creato in collaborazione con Baffelli&Partners. Quella per i viaggi è la passione che più lo stimola: a soli 26 anni ha già toccato 25 stati del mondo tra Europa, Americhe e il sud dell’Asia. Ha quindi realizzato diversi reportage delle esperienze per lui più significative ed emozionanti.
lunedì 21 maggio 2018
Siglata nuova convenzione tra la Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino e il Gruppo Sommozzatori di Iseo.
E’ stata sottoscritta lo scorso 17 maggio 2018 una nuova convenzione tra la Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino e il Gruppo Sommozzatori di Iseo.
Diversi i contenuti dell’accordo che prevedono di effettuare un’attività di monitoraggio dello stato di conservazione delle strutture lignee presenti lungo il percorso centrale che attraversa la lama; di effettuare un’attività di pulizia dai rifiuti presenti in acqua e sui fondali nella zona delle lamette (concordando i punti e i periodi migliori seguendo le specifiche indicazioni della Riserva al fine di evitare il disturbo della fauna); di collaborare con l’Ente per effettuare interventi di contenimento di specie alloctone con particolare riferimento al pesce siluro (Silurus glanis) e al gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii) ed effettuare attività di monitoraggio dell’ittiofauna presente all’interno della Riserva con il coordinamento dell’ ittiologo incaricato dall’Ente. Saranno inoltre possibili collaborazioni per attività di educazione e sensibilizzazione ambientale relativamente agli ambienti acquatici sia con le scuole che nei confronti degli adulti.
Così la Presidente Soncini “ Un accordo innovativo che prevede in primis attività per garantire la sicurezza dei visitatori della Riserva; in più la collaborazione con persone attente e impegnate in prima persona nella conservazione degli ambienti acquatici che nella riserva sono uno straordinario scrigno di vita. Non mancheranno quindi interventi concreti di pulizia dai rifiuti presenti in acqua, che possono diventare pericolose trappole per gli animali selvatici. Un utile servizio reso da volontari che si mettono gratuitamente a disposizione della Riserva e quindi della collettività”.
martedì 8 maggio 2018
CAMILLA ALBERTI E’ LA NUOVA PRESIDENTE DELLA STRADA DEL FRANCIACORTA Succede a Lucia Barzanò
Camilla Alberti è la nuova Presidente della Strada del Franciacorta, fra le prime strade del vino nate in Italia e fra le più attive e conosciute. L’Assemblea generale dei Soci l’ha scelta per guidare l’associazione nel prossimo triennio. Camilla Alberti succede a Lucia Barzanò, che ha condotto la Strada del Franciacorta dal 2015.
42 anni, dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere a indirizzo turistico manageriale, con una tesi sullo sviluppo ed evoluzione delle cantine della Franciacorta, Camilla Alberti ha frequentato con successo un Master in Gestione del Sistema Vitivinicolo all’Università di Agraria di Milano. Dal 2003 ha assunto la conduzione della Società Agricola Castelveder, fondata dal nonno Renato Alberti nel 1975, di cui ora è Amministratore Delegato con attività di gestione e promozione dell’azienda in Italia e all’estero, con particolare attenzione all’accoglienza e al turismo enogastronomico. Fa parte del Consiglio di Amministrazione della Strada del Franciacorta da vari anni e ha seguito con passione ed entusiasmo la crescita del territorio da un punto di vista paesaggistico e turistico, partecipando a convegni tematici in sinergia con altre Strade del vino e dei sapori sul territorio nazionale. Vive con il marito e i tre figli a Brescia, città che ama moltissimo e che vede fortemente legata alla crescita della Franciacorta come meta turistica d’eccellenza.
“Dopo tanti anni di lavoro nella Strada, di cui sono stata Vice Presidente accanto a Lucia Barzanò, mi sento matura per affrontare questo impegno – dice Camilla Alberti – Sono entusiasta di affrontare i prossimi 3 anni con un Consiglio di cui fanno parte persone giovani che provengono da varie realtà importanti per lo sviluppo del turismo in Franciacorta: non solo aziende vinicole, ma anche agriturismo, ristoranti, dimore storiche, attività sportive. Ho molti progetti che intendo condividere con i nostri soci (che sono in significativa crescita), gli enti e le altre associazioni che operano sul territorio con l’obiettivo di garantire standard qualitativi sempre più alti ai numerosi visitatori che si affacciano per la prima volta in Franciacorta o a coloro che tornano affascinati dalle molteplici offerte che la nostra terra regala agli appassionati di vino, arte, cultura, natura e turismo ecosostenibile.”
La sua elezione traccia una linea di continuità nell’attività di promozione dell’enoturismo di qualità in Franciacorta, che la Strada ha intrapreso con successo dal 2000, anno della sua fondazione. “Il nostro intento è di intercettare le nuove esigenze del turismo esperienziale – dice- con un ventaglio di proposte e di attività che facciano sempre di più della Franciacorta una meta apprezzata e ambita a livello nazionale ed internazionale.”
Con Camilla Alberti sono stati eletti nel nuovo Consiglio di Amministrazione della Strada del Franciacorta i produttori Lucia Barzanò (Mosnel), Joska Biondelli (Biondelli), Massimiliano Mauro (Ca’ del Bosco), Gualberto Ricci Curbastro (Ricci Curbastro), Giorgio Vezzoli (Le Quattro Terre), Cristina Ziliani (Antica Fratta). Con loro Roberta Bianchi (Agriturismo Villa Gradoni), Daniela Codeluppi (Ristorante Hostaria Uva Rara), Clara Zucchi (L’Albereta Relais&Chateuax), Francesco Pasini Inverardi (Comune di Passirano). Il nuovo Collegio dei Revisori, invece, è composto da Ernesto Bino (Iseolago Hotel), Eugenia Baccolo (Villa Fassati Barba Dimora storica), Fabrizio Pagnoni (Comune di Erbusco). Supplenti: Patrizia Larocca (Enoteca Cantine di Franciacorta) e Flavio Tignonsini (Iseo Bike).
Nata 18 anni fa dalla sinergia tra operatori privati (aziende vitivinicole, produttori di prodotti tipici e artigiani, alberghi, dimore storiche, ville in affitto, ristoranti, trattorie, osterie, wine bar, aziende agrituristiche, campeggi, enoteche, agenzie viaggi, campi da golf, noleggio biciclette) ed enti pubblici e privati (Comuni, associazioni per la promozione del territorio), la Strada del Franciacorta è un percorso di 80 km che parte da Brescia, si snoda su colline tappezzate da vigneti e punteggiate da caratteristici borghi, castelli e antiche ville, e giunge sulle sponde del lago d’Iseo. Il suo scopo è quello di promuovere e sviluppare le potenzialità turistiche, in particolar modo legate al turismo enogastronomico, della Franciacorta. I soci sono oltre 220.
venerdì 16 marzo 2018
L'ISOLA CHE NON C'ERA SUL LAGO DI ISEO La domanda da 10.000 €: ce la farete a realizzare l’isola???
Il gruppo promotore, le associazioni culturali e sportive che hanno aderito al progetto stanno organizzando 80 ORE di attività alternanza scuola lavoro a sostegno della cultura e dello sport del nostro territorio. Il tema del progetto di quello della comunicazione della cultura, dell’ambiente e dello sport e abbiamo già realizzato le prime 40 ore presso l’agriturismo “Libera Università di Alcatraz” di Jacopo Fo e stiamo realizzando le ulteriori 40 ore già previste in collaborazione con L’EMPORIO delle Idee di Costa Volpino e con le compagnie teatrali Olive a pArte e Silence Teatro di Lovere, la Lanterna Teatrale di Marone.
La prima classe che ha aderito a questa prima sperimentazione è la IVB del Liceo Scientifico di Lovere, indirizzo Scienze Applicate e grazie a questi studenti “La Cultura Addosso” ha partorito il suo primo piano di comunicazione.
Durante l’esperienza presso l’agriturismo di Jacopo Fo a Gubbio (approfondimenti qui) infatti i ragazzi hanno scelto di impegnarsi nella promozione di un progetto ecologico-ambientale: “L’Isola che non c’era sul Lago d’Iseo”.
Si tratta di un’isola che depura l’acqua del nostro lago completamente autonoma e senza impatto ambientale (Scheda tecnica dell’isola). Esistono altre isole di bottiglie di plastica nel mondo, ma la nostra è l’unica che produce acqua pulita.
E’ un’isola che servirà a depurare il lago, ma non solo: anzitutto la faremo viaggiare verso tutte le scuole che si affacciano sul Sebino perché i bambini possano imparare e copiare l’idea, i docenti possano insegnare l’ecologia, ma soprattutto serve a tutti noi per comunicare la nostra passione per il nostro ambiente e il nostro lago
Per ora è solo un bel sogno quest’isola, perché abbiamo bisogno di soldi per poter acquistare alcune materie prime e per farci supportare dagli artigiani che dovranno realizzare gli impianti elettrico e idraulico. Sappiamo che ci servono 10.000 euro e abbiamo scelto di scommettere su una piattaforma di crowdfunding e sappiamo che per realizzare questo nostro sogno abbiamo bisogno di te: diffondi e sostieni il nostro progetto!
L’isola di bottiglie di plastica ideata dai ragazzi di 4B del Liceo Decio Celeri potrebbe diventare la terza isola artificiale creata con materiali di scarto.
Richart Sowa, un artista, un ambientalista e un ex falegname, costruì la prima isola di plastica nel 1998 ma questa fu distrutta dall’uragano Emily nel 2005. L’ uomo non si arrese e così cavallo tra il 2007 e il 2008 iniziò a racimolare materiale riciclato per assemblare un’isola composta da 150 mila bottiglie di plastica che raccolse in vari sacchi. Mise sabbia e terra su una base costituita da vecchi pallet, per favorire lo sviluppo della vegetazione le cui radici in crescita si snodano attraverso la rete dei sacchi con le bottiglie, aiutando a mantenere tutto legato insieme. Sowa ha fatto di quest’isola la sua casa creando una piccola struttura che raccoglie l’acqua piovana per il suo lavandino e sfrutta pannelli solari per cucinare. I suoi rifiuti umani, poi, diventano concime.
Un altro esempio è quello di un 57enne americano, Bruce Kania, che si è inventato un business ecologico: usando dei rifiuti di plastica, crea delle isole galleggianti che contribuiscono a migliorare l’ambiente, puliscono l’acqua e incrementano l’habitat per pesci e altre specie indigene. Le radici delle piante che si prolungano nell’acqua riescono a depurare l’ambiente.
I liceali per far fronte al grave inquinamento del lago d’Iseo hanno ripreso l’idea di Richart e Bruce, ma invece di un’abitazione hanno deciso di installare un sistema di fitodepurazione in grado di riprodurre il principio di autodepurazione tipico degli ambienti acquatici.
Purtroppo esiste un’altra famosa isola nota anche come grande chiazza di immondizia del Pacifico che è un enorme accumulo di spazzatura galleggiante (composto soprattutto da plastica) situata nell’Oceano Pacifico. La sua estensione non è nota con precisione: le stime indicano un’area più estesa della superficie degli Stati Uniti con un ammontare complessivo di 3 milioni di tonnellate di rifiuti.
L’accumulo si è formato a partire dagli anni 80, a causa dell’azione di una corrente oceanica dotata di un particolare movimento a spirale in senso orario, il centro di tale spirale permette ai rifiuti galleggianti di aggregarsi fra di loro, formando un’enorme “nube” di spazzatura presente nei primi strati della superficie oceanica.
Una chiazza di detriti galleggianti simile, con densità comparabili, è presente anche nell’Oceano Atlantico.
A causa della plastica dispersa nei mari molti animali come tartarughe e uccelli muoiono a causa di questi scarti, scambiati talvolta per meduse o pesci.
giovedì 15 marzo 2018
ISEO apre un grow shop, nuovo punto vendita legale di prodotti derivati dalla cannabis
E' 'Canna-business' !
in Italia censiti oltre 400 negozi, solo in Lombardia sono 67 , A Brescia 4 e in provincia si possono trovare a Bagnolo Mella, Gavardo e Salò ....il prossimo APRE A ISEO!
è un franchising con vendite anche online Navira
da VENERDÌ 16 MARZO dalle ore 19:30 via Mirolte ad ISEO (BS)!
l CBD è l'acronimo di cannabidiolo, un cannabinoide non psicoattivo come il thc (Tetraidrocannabinolo) e che rimane una delle molecole principali che costituisce la pianta della cannabis sativa.
Di recente, è oggetto di studio tra scienziati e consumatori per le sue potenti qualità benevoli sia fisiche che mentali visto che il suo potenziale terapeutico è stato evidenziato in un gran numero di malattie e sintomi.
I cannabinoidi, come il CBD, si legano ai nostri recettori e stimolano risposte in diverse zone del corpo, favorendo diversi meccanismi neurologici benefici. Alcune prove di laboratorio hanno confermato come il CBD agisca sul recettore CB1, generando effetti fisiologici diversi.
Elencarli tutti non basterebbe una pagina in breve si può definire anti-infiammatorio, anti spastico, mio-rilassante, anti-emetico, anti-tumurole….ma la caratteristica principale…...è LEGALE!
Che cos'è il CBD?
Il CBD, è uno dei cannabinoidi più abbondanti nella canapa. È stato ampiamente dimostrato che questa molecola ha diverse proprietà terapeutiche, tra cui la capacità di rilassare il corpo.
Sebbene agisca sul nostro organismo offrendo importanti benefici, il CBD non ha proprietà psicoattive come il suo parente più stretto, il THC. Non bisogna quindi confondere l'azione di questi due cannabinoidi.
martedì 13 marzo 2018
SALE MARASINO Comunità Montana del Sebino Bresciano CORSO PER G.E.V.
CORSO PER G.E.V. (Guardie Ecologice Volontarie)
La Comunità Montana del Sebino Bresciano organizza un nuovo corso per aspiranti GEV; sono pertanto aperte le pre-iscrizioni, l'attivazione del corso è vincolata al raggiungimento di un numero minimo di 40 partecipanti.
Per informazioni è possibile contattare il servizio GEV alla mail : guardiecologiche@cmsebino.bs.it oppure alla mail info@cmsebino.bs.it
PROVAGLIO D'ISEO - CHIESA DI SAN BERNARDO
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| Foto Andrea Paganotti |
Provaglio d'Iseo- via Regina Elena
L’analisi stratigrafica della muratura della Chiesa condotta nel 1995 ha individuato la presenza di resti murari risalenti al tardo medioevo, probabilmente intorno al XIV secolo. Questi resti sembrano delineare un perimetro quadrangolare corrispondente alla parte antistante l’abside della chiesa attuale. La base quadrangolare e il discreto spessore murario portano quindi ad ipotizzare che in quell’epoca esistesse già una struttura sviluppata in altezza, cioè un torrione, presumibilmente con compiti di difesa o di avvistamento, che faceva parte di un complesso sistema di controllo dell’importantissima arteria Brescia-Iseo. Negli ultimi decenni del XV secolo, con le mutate condizioni politiche e vista l’accresciuta importanza del nucleo abitativo, si decise di smantellare il sistema fortificato e di riutilizzare il materiale e le murature per edificare una chiesa dedicata a San Bernardo. Lo scopo principale era, probabilmente, quello di agevolare la partecipazione degli abitanti di quella contrada alle funzioni religiose dal momento che la chiesa parrocchiale era allora soltanto il lontano monastero di San Pietro in Lamosa. Il nuovo edificio presentava la struttura tipica dei complessi religiosi locali del XV secolo: navata scandita da arconi trasversali ad ogiva impostati su piedritti, soffitti con travi lignee e tavelle in cotto, facciata con profilo a capanna e finestra tonda centrale, abside circolare. Dai documenti risultano già officiate delle messe a partire dal 1496. Durante il XVI secolo si procede con la decorazione e l’arredamento della Chiesa. Gli affreschi che affiorano tra la controfacciata e i primi due arconi sul lato settentrionale risalgono a questo periodo. Particolarmente interessante il polittico databile 1597 con l’Annunciazione, San Benesius, San Fermo, San Rous e le storie del Beato Simonino da Trento nel registro inferiore. Se San Rocco, S. Fermo e il beato Simonino da Trento sono culti diffusi nella zona, inedito appare invece San Benesio di cui non vi è traccia in nessun martirologio. Potrebbe dunque essere un errore di scrittura e riferirsi a San Benio, San Bennagio o San Benedetto oppure trattarsi di un personaggio che godeva di un certo culto locale ma non ancora canonizzato e di cui se ne perse poi traccia. Il verbale della visita alla chiesetta di San Carlo Bartolomeo nel 1580 testimonia la presenza di ben sei altari laterali, a dimostrazione di quanto la chiesetta fosse partecipata da parte della comunità. Nel corso del XVII secolo la Chiesa subì profonde trasformazioni, sia per il mutato gusto architettonico, sia per la pressante richiesta dei vescovi locali di adattare l’edificio alle norme sancite dal concilio di Trento. La facciata venne modificata sostituendo la finestra circolare con un’apertura rettangolare e realizzando un nuovo portale in pietra di Sarnico recante la data 1611. Per esigenze di culto fu sostituita l’abside circolare con una quadrata più spaziosa e adatta ad accogliere un nuovo grande altare in stile barocco. Risale a quest’epoca anche il piccolo campanile, la tamponatura delle finestre originali e l’eliminazione dei sei altari laterali. È dunque la fase edilizia secentesca quella che più di ogni altra ha consolidato l’immagine attuale della Chiesa. Anche le tele dipinte, il pulpito, la cantoria, le cassapanche ed il mobilio in generale risalgono alla seconda metà del XVII secolo o ai primi anni del XVIII secolo. Tra il 1810 e il 1850 la chiesa di San Bernardo subì una nuova fase di ristrutturazione: venne costruita la sagrestia, fu sistemato il tetto e realizzata una pavimentazione in cotto lombardo. I lavori di mantenimento si protrassero anche nel Novecento quando venne abbassato il piano stradale che portò alla necessaria realizzazione di gradini in cemento davanti alla porta d’ingresso. La chiesa è testimonianza di alcuni fatti curiosi. Il primo si riferisce ad un altare esterno alla chiesa dedicato a San Fermo. Nella festività del Santo era consuetudine condurre gli animali attorno alla chiesa per farli benedire, ma questo andava contro i dettami del Concilio di Treno secondo i quali ogni celebrazione avrebbe dovuto essere depurata da qualsiasi tradizione pagana. San Carlo Borromeo, durante la sua visita nel 1580, impose di rimuovere l’altare esterno e di trasferire il titolo all’altare maggiore. La gente, estremamente legata al piccolo altare esterno, cercò di mantenerlo ma dovette cedere quando nel 1616 fu proposta l’interdizione della Chiesa qualora l’altare non fosse stato smantellato. Altro fatto curioso e di rilevante importanza storica è il ciclo di affreschi dedicato al beato Simonino da Trento. Sul territorio di Provaglio di Iseo sono presenti ben otto affreschi a lui dedicati: quattro sono collocati presso il Monastero di San Pietro in Lamosa e quattro all’interno della Chiesa di San Bernardo. Simone Underdorben, noto come Simonino, era un bambino di due anni la cui famiglia, forse originaria di Lovere, paese sulla sponda bergamasca del Lago d’Iseo, trasferitasi a Trento, scomparve la sera del 23 marzo 1475, giovedì santo. Il suo corpicino fu ritrovato martoriato il giorno di Pasqua in un fosso vicino alla casa di una famiglia ebrea. Nonostante il Papa e l’Arciduca del Tirolo si opposero a questa ricostruzione, il Vescovo e il podestà di Trento incolparono dell’accaduto gli ebrei. Li accusarono di aver ucciso Simonino per un macabro rituale anticristiano: seviziare piccoli cristiani e berne sangue come blasfemia durante il giorno della Passione di Cristo. Quindici ebrei furono accusati di essere coinvolti direttamente nell’omicidio, torturati e mandati al rogo, mentre l’intera comunità ebraica di Trento fu espulsa dalla città. Solo nel corso del Novecento la comunità ebraica riuscì a dimostrare la propria estraneità ai fatti. In base alle nuove ipotesi, Simonino sarebbe accidentalmente caduto nel fosso, morto annegato e in seguito il suo corpo straziato dai morsi di qualche animale. O addirittura potrebbe essere stato ucciso da alcuni cristiani con la precisa intenzione di far ricadere la colpa sugli ebrei. Sebbene inquietante, questa eventualità ha fondamenti documentali così precisi d’aver consentito di risalire all’identità dei presunti assassini cristiani: Giovanni Schweitzer e Angelino Roper. All’epoca la verità non emerse e, nonostante il Papa minacciò di scomunicata i sostenitori di questa tesi, per secoli l’immagine del piccolo Simonino venne utilizzata in funzione antiebraica e nel 1588 si arrivò addirittura alla beatificazione a furor di popolo. Solo nel 1965 la chiesa fu capace di accogliere ufficialmente la ricostruzione degli storici e abrogò definitivamente la celebrazione di Simonino quale martire della violenza ebraica.
Bibliografia
AA.VV, La mappa del tesoro. Materiali per un museo del territorio, Associazione culturale San Pietro in Lamosa, Provaglio d’Iseo, 2004.
Laura Ruberti
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La chiesetta di S.Bernardo reca al suo interno anche alcuni interessanti affreschi che testimoniano del culto locale tributato a S.Simonino da Trento. Verso la fine del XV secolo la vicenda di Simonino ebbe un grande impatto nella realtà bresciana e costituì uno dei momenti più acuti della persecuzione antisemita. Nell'anno 1475 avvenne a Trento l'uccisione di un bambino, di nome Simonino, il cui corpo era stato martoriato da numerosi colpi di punteruolo. Dell'omicidio fu ingiustamente accusato un gruppo di ebrei, giudicati rei di omicidio a scopo rituale. Ne seguirono condanne al rogo degli israeliti, confische dei loro beni e messa al bando dell'intera comunità ebraica di Trento.Per la festa di S.Bernardo i contradaioli invitavano amici e parenti residenti anche in altre contrade a trascorrere assieme a loro la ricorrenza. A tavola veniva servita quasi sempre una gallina e, per tradizione, si consumavano zucche e zucchine cucinate in ogni maniera possibile.
Un tempo all'organizzazione della festa provvedevano tutti gli abitanti della contrada di Zurane e, in primo luogo, la Confraternita dei Disciplini.
All'interno della chiesa una pala d'altare mostra S.Bernardo nell'atto di compiere un esorcismo: nella mano destra tiene il bastone pastorale e nella sinistra regge una robusta catena all'altro capo della quale si divincola un ossesso o un indemoniato
Negli ultimi anni la festa di S.Bernardo aveva cessato di essere officiata con l'ardore di una volta e pareva che le sue tradizioni fossero in procinto di scomparire. Ma a partire dall'edizione 1996 il parroco e gli abitanti di Zurane hanno voluto recuperare le antiche usanze.É stata organizzata una processione alla quale hanno preso parte anche i Disciplini: adulti e bambini di solo sesso maschile vestiti con un lungo saio beige, una mantella con cappuccio rosso e sul petto un grande medaglione dorato; il corteo ha sfilato lungo le vie del paese fino alla chiesetta di S.Bernardo, portando nelle mani pezzi di zucca con al centro una candela accesa. Nei pressi della chiesa sono state di nuovo allestite le arcade e sono stati benedetti i carrettini che, in ottobre, serviranno per la gara dei caretì.
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