Pagine
- HOME PAGE
- ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER! JOIN US!
- Contattaci!!
- Paratico L`antica torre scrigno della storia «hi-tech», la quadrisfera
- Parco GOLA del TINAZZO - CASTRO (BG)
- I SENTIERI di PREDORE (BG)
- ITINERARI STORICO ARTISTICI
- L'ANTICA PIEVE DI SAN BARTOLOMEO A BORNATO
- LA NAVIGAZIONE DEL LAGO D'ISEO 2018
- SEBINO, DUE PROVINCE SUL LAGO DELLE DELIZIE
- IL METEO ANIMATO IN TEMPO REALE, SCEGLI LA TUA REGIONE
- TREKKING A MONTISOLA: TUTTE LE MERAVIGLIE DELLA PERLA DEL LAGO D'ISEO
- LE TORBIERE DEL SEBINO, FASCINO CALMO
- MERCATI & MERCATINI, KM ZERO, ANTIQUARIATO, VINTAGE, ARTIGIANATO....
- LE PIRAMIDI di ZONE
- IL BOSCO DEGLI GNOMI a ZONE
- Informativa sui cookie secondo la normativa europea
- SOLTO COLLINA : RISERVA NATURALE "VALLE DEL FREDDO"
- PINACOTECA GIANNI BELLINI Sarnico (BG)
- ISEO La Collezione Civica, una raccolta di memorie e testimonianze da visitare!
mercoledì 31 maggio 2017
"Marenzio Plays" è il titolo di una nuova importante rassegna concertistica che nasce dalla collaborazione del Conservatorio di Musica Luca Marenzio di Brescia con Scuole di Musica e Accademie della Provincia (e non solo) convenzionate, che ospitano selezionati studenti dell'importante istituzione bresciana in un calendario ricco di eventi. Per info 348 7842923
lunedì 29 maggio 2017
Vuoi provare l'emozione della voga alla veneta su un vero Naet del lago d'Iseo? grazie a "A.S.D Gente del Lago- Amici del Naèt" di Predore lo puoi fare!
L'invito arriva da "A.S.D Gente del Lago- Amici del Naèt" gruppo storico di Predore.
Il naet nasce come antica imbarcazione dei pescatori, lo puoi trovare solo quì sul lago d'Iseo, la sua è una storia davvero molto antica, pare risalga addirittura ancor prima del settecento. Il legno utilizzato è il castagno selvatico per l'intelaiatura ed il larice per il resto. Pochissimi i maestri d'ascia che custodiscono i segreti di questa unica imbarcazione, tanto che un esemplare lo potete trovare come una rarità presso il "National Maritime Museum" a Londra.
Interessante e curiosa occasione per conoscere, avvicinarsi e magari appassionarsi alla "voga alla veneta", ossia in piedi, con la possibilità di provare diversi tipi di imbarcazioni dal naet classico, a quello per ragazzi, alle vip in alluminio o alle bisse a 4 rematori.
La possibilità nasce dall'accordo stipulato con il gruppo di Clusane "G.s. Clusanina", squadra storica detentrice della bandiera del lago lega bisse, per poter usufruire di tali imbarcazioni.
Una volta presa confidenza con le barche e dopo un periodo di allenamento sarà anche possibile partecipare ai campionati agonistici confrontandosi coi più forti rematori del lago d'Iseo e dei vari laghi.
Se interessati contattare il n. 348 7536720
Il naet nasce come antica imbarcazione dei pescatori, lo puoi trovare solo quì sul lago d'Iseo, la sua è una storia davvero molto antica, pare risalga addirittura ancor prima del settecento. Il legno utilizzato è il castagno selvatico per l'intelaiatura ed il larice per il resto. Pochissimi i maestri d'ascia che custodiscono i segreti di questa unica imbarcazione, tanto che un esemplare lo potete trovare come una rarità presso il "National Maritime Museum" a Londra.
Ha due scalmi in vetroresina con finiture in legno lunga 7 mt pesa 215 kg, con i remi anch'essi in legno lunghi 4.40 mt adagiati sullo scalmo da un anello in teflon che va ad ancorare in un punzone di ferro che fuoriesce dallo scalmo.
Campione del naet è la Polisportiva di Montisola.
Per visitare i cantieri:
Cantiere nautico Archetti Ercole, maestro d’ascia, Via Peschiera Ma raglio, 4 – 25050 Monteisola (BS), Tel 030/9886205;
Cantiere nautico Monteisola, via Peschiera Maraglio, 1- 25050 Monteisola (BS) Tel e Fax 030/9886219, info@montisolabarche.it, www.montisolabarche.it
Cantiere nautico Archetti Ercole, maestro d’ascia, Via Peschiera Ma raglio, 4 – 25050 Monteisola (BS), Tel 030/9886205;
Cantiere nautico Monteisola, via Peschiera Maraglio, 1- 25050 Monteisola (BS) Tel e Fax 030/9886219, info@montisolabarche.it, www.montisolabarche.it
La Vip invece è una imbarcazione con la stessa forma del naet ma completamente in alluminio sempre a due remi divisa a metà ed assemblata insieme con delle viti, scalmi in acciaio, remi in legno od anche in carbonio.
La bissa invece è un' imbarcazione tutta in legno, tipica del lago di Garda, stretta e bassa, come una lancia, a quattro scalmi cioè con 4 rematori, remi in legno anch'essa ma con le pale più larghe, molto leggera e veloce.
Queste tre tipi di barche vengono utilizzate nei vari campionati remieri di ogni categoria.
Etichette:
Campionato dei Naèt del Lago d'Iseo 2017,
Clusane,
Naet,
Predore
giovedì 25 maggio 2017
RISERVA NATURALE DELLE TORBIERE DEL SEBINO III concorso fotografico "Franco Bettini"
Al via la 3^ edizione del concorso fotografico Franco Bettini promosso dalla Riserva Naturale Torbiere del Sebino.
"Vivere la Riserva...senza lasciare tracce" è il tema del concorso 2017.
Il regolamento è disponibile nel seguente LINK :
- segreteria@torbiere.it
- tel. 030-9823141
A tutti gli appassionati di fotografia e agli amanti delle "nostre" straordinarie torbiere che decideranno di partecipare a questa bella iniziativa, nel nome e in ricordo del mio papà, auguro buon divertimento e in bocca al lupo......
Etichette:
Concorso fotografico,
Provaglio d'Iseo,
Torbiere del Sebino
PISOGNE "Lido Goia" c'è tempo fino al 19 giugno per presentare le offerte
Pubblicato il bando per la gestione dell'area balneare "Lido Goia" con annesso bar/ristorante.
Scadenza presentazione offerte il giorno 19 giugno alle ore 12.
durata del contratto 6 anni rinnovabili
quota annuale euro 45.000,00 più IVA
mercoledì 24 maggio 2017
Da Iseo alle cantine nel mese di giugno lungo la Strada del Franciacorta
In bus, dal lago d’Iseo alla Franciacorta, per dar modo agli ospiti delle località lacustri di conoscere – in modo facile e comodo - come nasce il prezioso Franciacorta, visitandone le cantine e partecipando a degustazioni guidate. I tour in bus con tappa in cantina prenderanno il via il 2 giugno e sono programmati tutti i venerdì, sabato e domenica di giugno, tranne il 17 e 18 dato che le aziende vitivinicole saranno impegnate con il Festival Franciacorta d’Estate. Il venerdì e il sabato si terranno nel pomeriggio (con partenza alle 15.30 e ritorno alle 19.00) e la domenica anche la mattina, con partenza alle 10.30 e rientro alle 13.30. Ogni tour include la sosta in 2 cantine con visita guidata e degustazione di Franciacorta. Ad idearli è la Strada del Franciacorta, che intende offrire un nuovo servizio ai turisti italiani e stranieri del Sebino, invogliandoli nel contempo a visitare la Franciacorta.
Il trasferimento in bus fino alle cantine è gratuito, mentre le degustazioni vanno pagate direttamente in loco: il costo varia dai 6 € ai 25 €.
Punto di partenza e di arrivo del bus è Iseo (via Gorzoni, nei pressi della fermata dei bus di linea). Le prenotazioni si effettuano on-line su http://tourfranciacorta.eventbrite.it, dove si può consultare il calendario dei tour. I visitatori senza prenotazione potranno presentarsi alla partenza e occupare eventuali posti non prenotati.
giovedì 18 maggio 2017
PISOGNE AAA personale per la Proloco cercasi
La Pro Loco Pisogne dispone l'avvio di una selezione per l'individuazione di una figura che ricoprirà il ruolo di ricevimento turisti e gestione operativa delle attività quotidiane.
Sede di lavoro: via Lungolago Tempini, 5 – Pisogne
Periodo: da inizio Giugno a inizio Ottobre
Giorni: dal Lunedì alla Domenica
Requisiti richiesti:
• Residenza nel Comune di Pisogne
• Età compresa tra i 18 ed i 29 anni
• Disoccupato/a – Inoccupato/a
• Conoscenza delle lingue Inglese e Tedesco
Le richieste di candidatura, con relativo CV, dovranno essere inviate all’indirizzo E-mail info@prolocopisogne.it entro il 20 Maggio 2017.
FRANCIACORTA IN FIORE 2017 Storie del Giardinetto: una barca in Franciacorta… in fiore
Cosa ci farà una barca a vela in Franciacorta?
Durante i giorni di Franciacorta in fiore la Vela UISP (Unione Italiana Sport per tutti) di Lovere (Bg) sarà presente, presso la Cascina Orlando, con una barca lunga 6, 6 metri - ufo 22 per promuovere Storie del Giardinetto.
Il nome Giardinetto deriva dal piccolo orto pensile dei galeoni, posto sulla ruota di poppa, all'altezza della cabina del comandante, in cui veniva coltivata la verdura nel secolo scorso. Gli equipaggi delle navi a vela che percorrevano lunghe rotte oceaniche, erano spesso decimati dallo scorbuto e da altre malattie causate dalla mancanza di cibi freschi e, quindi, di vitamine. Poi la scoperta delle vitamine e dell’alto contenuto vitaminico degli agrumi, ed in particolare dei limoni, che si conservano facilmente anche per più di un mese, ridusse enormemente questo flagello. Da lì nacque anche l’abitudine di coltivare i vegetali a bordo.
Vela Uisp è l'associazione che ha l'obiettivo di estendere il diritto allo sport a tutti i cittadini. Danilo Ragni, presidente UISP Lombardia e formatore UISP, insieme ai suoi collaboratori sarà presente a promuovere una barca in Franciacorta…in fiore e il Giardinetto. Inoltre, sempre a Franciacorta in Fiore saranno donati degli omaggi per una prova gratuita in barca a vela durante il Festival dei Laghi a
Iseo nei giorni venerdì 26 e sabato 27 maggio 2017.
Durante i giorni di Franciacorta in fiore Danilo Ragni, presidente UISP Lombardia e formatore UISP, e i suoi collaboratori della Vela UISP di Lovere (Bg) saranno presenti a promuovere l’attività velistica. Gli interessati riceveranno una prova gratuita in barca a vela durante il Festival dei Laghi a Iseo che si terrà nei giorni venerdì 26 e sabato 27 maggio 2017dalle 10:00 alle 17:00.
Info:
Vela UISP (Unione Italiana Sport per tutti) - Lovere (Bg)
Referente Danilo Ragni danragni@blitz8.eu
Etichette:
Franciacorta in Fiore 2017,
giardinetto,
Scuola di vela,
UISP Vela
mercoledì 17 maggio 2017
I primi campeggi sul Sebino, storia e sviluppo del turismo di massa
Prima del 1960, sul Sebino, come in molti altri luoghi, iniziò lo sviluppo dell’industria turistica che toccò il suo massimo negli anni '70-'80.
Nel 1954 aprì al pubblico il primo campeggio in località Cave a Pilzone, ora frazione di Iseo, dalla famiglia Massussi che lo aveva avuto in affitto dai proprietari e attuali gestori, la famiglia Consoli.
Ci racconta Ines Moretti "Il nostro campeggio Quai,sempre a Iseo, segue subito dopo, e apre ufficiosamente nel 1955, la nonna Maria Vittoria Colleoni, visto che l'attività di campeggio funzionava, ci si buttò con entusiasmo e grande passione, ufficializzando definitivamente la nascita del Quai, correva l'anno 1957!
E quest'anno si festeggiano 60 meravigliosi anni di attività spesi con passione, dedizione, affrontando le difficoltà e superandole per accogliere e soddisfare le esigenze dei clienti con i quali si sono instaurati, dopo tanti anni, anche bellissimi rapporti di amicizia.
Seguirà, solo successivamente, negli anni '60, l'apertura del campeggio Covelo, nell'omonima frazione iseana, voluto da Antonio Giordani, imprenditore siderurgico di Pisogne che decise di investire nel settore turistico che cominciava a dare i primi risultati interessanti.
lunedì 15 maggio 2017
Un gemellaggio che profuma di rose. Franciacorta in Fiore e la valle bulgara delle rose di Kazanlak
Sabato 20 e domenica 21 maggio, la delegazione di Kazanlak della Bulgaria sarà presente per due giornate piene di appuntamenti durante i giorni di Franciacorta in fiore per visitare le eccellenze del territorio di Cazzago San Martino della Franciacorta di Brescia.
Il fiore principe di Franciacorta in Fiore è la rosa. Nei vigneti della Franciacorta viene usata come pianta ornamentale ma un tempo fungeva da sentinella e veniva chiamata “pianta spia” che manifestava i primi sintomi di eventuali patologie della vite. Questo splendido Fiore dà il nome al palio della rassegna.

La leggenda racconta che le prime rose vennero portate nella regione dalla lontana Persia dai soldati di Alessandro Magno, ma pare che gli studiosi bulgari siano meno poeticamente orientati sull'idea che vennero introdotte dalla Tunisia nel 1400. Comunque al giorno d'oggi l'olio di rose bulgaro è apprezzato nel mondo e costituisce un notevole business per l'economia locale.
La valle delle rose si estende grossomodo tra Karlovo e Kazanlak (famosa per la tomba trace di Kazanlak, sito Unesco patrimonio dell'umanità) e nel periodo della fioritura tra la fine di maggio e la prima metà di giugno vi si celebrano feste tradizionali in onore del raccolto delle rose. Pare che da questa zona arrivi l'85% della produzione mondiale di estratto di rosa. La prima domenica di giugno a Kazanlak si svolge il festival della rosa, che culmina con la parata in costume tipico nelle strade della città e l'elezione della regina delle rose.

Kazanlak è una città bulgara di circa 47.000 abitanti che si trova a 350 m sul livello del mare, situata nel centro della valle omonima, la cui parte orientale è nota come la Valle delle Rose ed è un rilevante centro industriale, storico e culturale.
La Valle delle Rose ha una storia di coltivazione di più di 350 anni. I terreni sono ancora incontaminati e c’è un particolare microclima che rinforza le piante di anno in anno. Essendo una varietà antica, ogni rosa ha 30 petali e pesa 5 grammi. Secondo la tradizione, la raccolta dei petali avviene il mattino presto, ancora oggi, esclusivamente a mano.
Indescrivibile il profumo inebriante delle rose nei mesi di maggio-giugno, durante la fioritura, come un vero risveglio dei sensi.
Non si sa con precisione quando e da dove sia stata trapiantata la rosa in Bulgaria, ma si sa con certezza che i primi impianti per distillare l'essenza di rose sono stati installati nel 1664.

Le prime piantagioni di rose sorsero intorno alla città di Kazanlak e quindi si estesero nell'avvallamento fra le catene montuose di Stara Planina e Sredna Gora che ebbe il nome di Valle delle rose. La favorevole combinazione tra clima, suolo e condizioni atmosferiche e l'opera dei primi giardinieri - selezionatori concorsero alla trasformazione della specie importata nell'odierna "Rosa di Kazanlak", dalla quale si estrae la famosa essenza di rose bulgara. Essa sta alla base di tutti i profumi di qualità.
Le più rinomate ditte in cosmetica d'Europa, America e Australia preferiscono !'essenza di rose bulgara, che da tre secoli ormai mantiene immutate le sue pregiate qualità.
Ma oltre che (alla cosmesi la rosa bulgara è impiegata anche nella medicina, in quanto i prodotti del fiore hanno azione antinfiammatoria e stroncano lo sviluppo di germi patogeni. La medicina popolare, infatti, consiglia l'uso dell'acqua di rosa per lavaggi agli occhi, nei casi di ustione, contro eczemi e contro infiammazioni della cavità orale.
Il Museo della Rosa. La rosa è stata importata in Bulgaria nel corso del XVIII secolo dal Medio Oriente e ha trovato le condizioni più favorevoli per la coltivazione nella valle del fiume Toundzha tra la montagna Stara Planina e le catene montuose di Sredna Gora, la valle fu di seguito chiamata Valle delle Rose. Fondato nel 1969, questo Museo è unico nel suo genere non solo in Bulgaria. Ogni anno durante la prima settimana di giugno diventa il centro dell'attenzione durante la tradizionale Festa annuale della Rosa, l'evento più colorato nella Città
delle Rose.
Come un quadro pieno di colori e odori si presenta la Valle dei Re Traci durante la fioritura delle rose ed è proprio qui che per secoli e tutt’oggi si produce il famoso olio di rosa, molto utilizzato nella produzione di profumi e di molti altri prodotti tipici della Bulgaria. Un sensazionale tour che vi farà conoscere questo magnifico paese sia attraverso i suoi patrimoni mondiali dell'UNESCO, attraverso incredibili paesaggi e tradizioni.
La qualità della ROSA BULGARA è tra le migliori al mondo. Grazie alla sua fama, il Paese è soprannominato “Il Paese delle rose”.
La Rosa damascena, o rosa di Damasco, è il tesoro più grande della regione di Kazanlak. Si tratta di un fiore di un fucsia bellissimo che venne importato secoli fa in Bulgaria e che oggi rappresenta uno dei simboli della nazione. Grazie al clima favorevole, questo fiore si è sviluppato progressivamente in questa zona tanto da diventare unico nel suo genere e da caratterizzare la cosiddetta Valle delle rose. Dalla rosa damascena si trae un olio essenziale, che contribuisce allo sviluppo economico dell’intera regione.
Di questo fiore egregio è stato fatto anche un Museo, nel quale sono raccolte fotografie originali e documenti relativi alla coltivazione delle rose nell’età del risveglio bulgaro (diciottesimo-diciannovesimo secolo).
Nel Museo delle rose sono presenti anche strumenti utilizzati per coltivare i giardini di rose, nonché le navi utilizzate per immagazzinare e trasportare olio e acqua di rosa.
A rappresentare Kazanlak: Srebra KASEVA, Capo Gabinetto del Sindaco di Kazanlak, STEFANOVA, Vice Presidente del Consiglio Comunale e Presidente delle Commissione Educazione, salute e confessioni religiose e Momchil KANCHEV, Direttore del Museo storico e della Rosa di Kazanlak. L’Ambasciatore del Sovrano Ordine di Malta in Bulgaria, Camillo Zuccoli sarà il rappresentate ufficiale delle due nazioni: Bulgaria e Italia.
Etichette:
Bornato,
Cazzago San martino,
Franciacorta in Fiore 2017,
gemellaggio,
Kazanlak
LOVERE Federico Zeri racconta l'Accademia Tadini, ascolta il Podcast Rai - Stendhal
Solo in pochi lo conoscono. Un museo ricco di opere molto importanti grazie alla fondazione del nobile cremasco Luigi Tadini il quale raccolti molti quadri volle donarli ad una galleria dell'Accademia Tadini che fu appositamente costruita con una facciata imponente che guarda verso il lago.
Museo pochissimo noto e anche luogo sociale, c'è una Sala per concerti. Raccoglie quadri soprattutto delle scuole dell'Italia settentrionale.
Nella Sala terza dove c'è da ammirare una bellissima Pietà a due figure firmata da Gerolamo da Treviso il Vecchio, un quadro di grande impatto emotivo soprattutto per come le due figure ed il sepolcro di Cristo sono inserite nel paesaggio, un quadro da guardare a lungo per essere compreso.
Sempre della scuola veneta un bellissimo Jacopo Bellini "Madonna col Bambino", acquistato a Venezia nel 1811 dal Tadini, epoca delle grandi confische napoleonica, soprattutto a Venezia il mercato fu inondato da opere pregevolissime, sempre a Venezia acquistò una Madonna dell'Umiltà con otto angeli del trecento attribuita a Lorenzo Veneziano ma probabilmente di un seguace, perchè madonna dell'umiltà perchè è un quadro che riflette l'iconografia della Madonna seduta su un cuscino poggiato al suolo tenendo il bambino in braccio, è un'iconografia che ebbe un grande successo nel tre e quattrocento mentre nel diciassettesimo lentamente sparisce.
Era una rappresentazione con particolari connotati simbolici, E' straordinario come il Tadini avesse occhio per i pittori di alta epoca in un tempo in cui non erano molto apprezzati e considerati, mentre il grande momento sarà molto più tardi , ovvero dopo il 1840, il Tadini ebbe un fiuto particolare, e la sua raccolta è rimasta celebre per la sua qualità dei quadri di alta epoca. pochi i collezionisti interessati alla pittura del tre quattrocento.
Nella quinta sala un bellissimo battesimo di Cristo firmato dal cremasco Vincenzo Civerchio del 1539 entrato nella collezione in seguito per la soppressione della chiesa di San Domenico a Crema, ed è una delle gemme della pinacoteca, un quadro molto singolare come descrizione formale
Altri quadri del cinque-seicento da citare "La Resurrezione di Cristo" del veronese Jacopo Ligozzi (1587) e splendide opere della Scuola di Verona e di Venezia.
L'ordinamento attuale non è cronologico per cui ci sono le prime sale con opere barocche Pietro della Vecchia
Un opera fiorentina Il quadro più famoso della pinacoteca, una Madonna col Bambino con una cuffietta opera sicuramente veronese attribuita al Veronese (Domenico Morone), nella fisionomia della Madonna, nel rapporto fra figure e paesaggio, pare intravedere Piero della Francesca, probabilmente ipotesi da smentire, l'impressione che avesse visto le sue opere e lo avesse anche copiato.
Nella settima sala un'opera di scuola veneziana una Madonna con Bambino fra due santi, fra cui San Cristoforo del trevisano Paris Bordon comprato nel Tadini nel 1805.
E' impressionante la precocità di questa raccolta che per fortuna si è salvata fino a noi, molte simili a questa sono state disperse nel corso delle grandi vendite ottocentesche soprattutto dopo l'Unità d'Italia, rimangono solo gli inventari scritti.
Oggetti i tre bellissimi arazzi fiamminghi di cui due di soggetti biblici e uno di soggetto profano di alta qualità gli arazzi si basavano su cartoni e progetti fatti da grandi artisti come Raffaello chi avrà fatto i cartoni dei tre arazzi dell'Accademia Tadini? mistero, forse un artista fiammingo
La Galleria è fondamentale capolavoro della prima metà del settecento che legge un dovuto al Pitocchetto ma la pinacoteca copie antiche la Berenice di continua anche fino al secolo XIX la visita è una scoperta anche per gli specialisti della sotria dell'arte. Non c'è mai una cosa banale.
Tele dell'Hayez anticipa certe riesumazioni un fotogramma cinematografico del cinema del secolo XX di pittori generalmente disprezzati nei quali si trovano nel cinema Italiano del neorealismo il rapporto fra figure e paesaggio in la dell'ottocento ha avuto un enorme influsso chi ha rotto questo rapporto sono stati soprattutto i surrealisti assume dei connotati originali m a schemi nel secolo XIX
sabato 6 maggio 2017
La tinca della discordia. Clusane vs Iseo. Poniamoci qualche domanda.
![]() |
Alla più bella? alla più buona? all'esclusiva?
La ricetta contesa è quella della "famosa" “Tinca al forno (con polenta) di Clusane a denominazione comunale”. Ma se De.Co. deve essere va da sè che per comunale s'intende tutta Iseo e frazioni? O la De.Co. può essere a "denominazione limitata" ?
Clusane, Iseo e Pilzone come Era, regina di tutti gli dei, Afrodite, dea della bellezza e Atena, la figlia di Zeus?

Come conciliare il desiderio identitario e l'orgoglio sulzanese di essere unici depositari dell'antico (ma quanto antico?) procedimento culinario con la crescita e lo sviluppo turistico, con la necessità di “fare sistema” nel promuovere l’accoglienza e la permanenza del turista consumatore?
Il visitatore/degustatore comprende ed apprezza questa differenza? o si tratta solo di una questione di lana caprina?
Sviluppo slow è o non è proporre al turista/viaggiatore una esperienza unica e speciale in forte contatto con la comunità locale e con la sua identità, una vacanza il più possibile autentica che soddisfi culturalmente ed emozionalmente ?
Ne seguiremo gli sviluppi, auspicando in una strategia turistica e di promozione che faccia da volano, in sinergia con le altre, all'offerta del Sebino.
mercoledì 22 marzo 2017
Lago d'Iseo Rock Climbing in the blue, hiking the blue lake
Le falesie del lago d’Iseo sono molto amate dagli appassionati delle arrampicate. I più esperti potranno godere dello spettacolare panorama sul lago, per i principianti invece ci sono istruttori esperti che vi faranno avvicinare ed appassionare a questo sport a contatto con la natura primigenia. A Paratico, comune del basso lago, Olimpic Climbing Sebino A.S.D. ha come principale scopo quella di insegnare ad arrampicarsi nelle più belle faelesie del Sebino, per rendere la vostra vacanza un tantino più movimentata. Consulatate il sito www.climbingsebino.com
A Predore (BG), nel basso lago, vi è una bellissima falesia con esposizione sud. Questa nota falesia è composta da diversi settori, con vie adatte a tutti i gusti, dai principianti (nel Settore Centrale) ai climber più esperti (il settore Aladino, con la via Sogni di gloria 8c). Altri settori da menzionare sono I gradoni ed il Settore Azzurro, una balconata immensa posta sopra il Settore Centrale e da non perdere nelle soleggiate giornate invernali. La roccia è un calcare compatto, a buchi e reglettes. La falesia è composta da 7 settori. Le vie più frequentate si dividono tra il settore Centrale (il settore più semplice, con una ventina di vie, dal 4a al 7b, di lunghezza variabile, fino a 20m), Aladino (circa una ventina di vie di circa 20-25m, con grado variabile dal 6a+ all’8c) ed Azzurro (o alto). Questo è il settore più panoramico e con maggiore potenzialità. Ci sono circa una trentina di vie, dal 5c all’NL. La lunghezza delle vie si aggira intorno ai 25-30mt.
Avvicinamento:
Seguire la strada che dalla sbarra scende fino ad arrivare ad una casa, appena prima del cancello della casa prendere il sentiero che sulla destra scende di fianco al prato, il sentiero fa due tornanti e dopo il secondo proseguiamo ancora per circa 300 mt e troveremo sulla sinistra un sentierino che scende verso il torrente. percorriamolo fino ad arrivare al greto. In alcuni punti il sentiero non è ben visibile. la parte iniziale del torrente consiste in una lunga marcia nel greto, interrotta da una piccola calata da 5 metri.
Si prosegue ancora la marcia con la possibilità di qualche piccolo toboga fino ad arrivare alla prima vera e bella calata, uno spettacolare toboga percorribile in scivolata solo dopo lo scalino dove diventa piu verticale.
Fare attenzione all’acqua nella vasca di ricezione che non supera i 2mt.. Subito dopo questa Calata-toboga abbiamo una bella serie di tuffi in profonde vasche di ricezione non piu alti di 6 mt.
Dopo di che si arriva al passaggio piu delicato della forra, un passaggio trasversale verso destra sulla parete di una vasca, questo per fare il tuffo piu in sicurezza, da li ancora un tuffo e si arriva a un bel toboga di circa 4 mt.
Arriviamo all’ultimo tuffo eseguibile sia da sinistra, direttamente sopra la cascata spingendoci bene verso l’esterno oppure sulla destra della vasca, in prossimità di un piccolo pino.
dopo questo tuffo ancora qualche piccolo passaggio e usciamo sulla destra dal torrente costeggiandolo lungo un sentiero che si porta ad un campo per ritrovarci su una strada con il torrente sulla sinistra.
da qui proseguiamo verso l’auto.
In località Covelo (BS) c’è una parete attrezzata dal CAI di Iseo dove troverete delle belle e godibili vie con un piccolo boulder per principianti che vogliono intraprendere questa disciplina.
Nella palestra bassa ci sono vie dal 4° al 6° senza grossi problemi, invece nella palestra alta (BUS del QUAI) ci sono pareti 8a che attendono climber davvero estremi.
Arrivati a Marone proseguire seguendo la segnaletica per Zone. Dopo 3 km, sul tornante, c’è il bar-trattoria Belvedere (ultimo punto di ristoro) e dopo altri 1,5 km, immediatamente dopo un brevissimo sottopassaggio che protegge la strada dalla teleferica sovrastante, si svolta a destra in corrispondenza di un cartello segnaletico artigianale e poco visibile sulla sinistra “Rifugio Croce di Marone”. 2 km di strada in gran parte sterrata porta fino in vista della falesia, che è lì a poche decine di metri. Il parcheggio più indicato è quello della chiesetta (200 m oltre la falesia), ma si può comunque lasciare l’auto in tutte le anse della strada.
La roccia, di calcare grigio bianco, è ricca di tacche più o meno svase e qualche buco qua e là. La roccia più ricca di buchi è l’Arco di Pietra dove la chiodatura è meno buona, mentre per quanto riguarda il settore principale, la chiodatura, è da ritenersi buona.
Si trovano in prevalenza itinerari di livello 6c / 7a e si va da itinerari tecnici a itinerari di resistenza.
Si tratta di una falesia molto completa e allenante anche per la lunghezza dei suoi itinerari.
La roccia asciuga velocemente anche dopo giorni di pioggia.
A Castro (BG) - Falesia di calcare esposta a sud-est con comoda area picnic. Tiri divertenti con parti dure soprattutto all’inizio. Da segnalare la presenza di un piccolo canyon. Purtroppo sono presenti diversi punti molto unti.
Parcheggio in prossimità del cimitero. Proseguire a piedi lungo via Corna per 5 minuti.
Si può anche parcheggiare a nord, lungo la via nazionale (Lovere-Clusone). ci sono 6-7 posti in due piazzuole vicine, all’inizio della discesa verso Lovere. Una piccola rampa di sentiero porta alla strada medievale, che, verso est, praticamente in piano, porta al settore a destra del canyon e a tutti gli altri.
A Marone (BS) La falesia si trova nella Valle dell'Opol (2 km dopo la Madonna della Rota) comune di Marone, provincia di Brescia, ed è stata pensata come possibile palestra per scuole di arrampicata e allievi in generale. Avvicinamento zero, si trova a ridosso della strada, esposizione sud-ovest.
La roccia, di calcare grigio bianco, è ricca di tacche più o meno svase e qualche buco qua e là. La roccia più ricca di buchi è l’Arco di Pietra dove la chiodatura è meno buona, mentre per quanto riguarda il settore principale, la chiodatura, è da ritenersi buona.Si trovano in prevalenza itinerari di livello 6c / 7a e si va da itinerari tecnici a itinerari di resistenza.
Si tratta di una falesia molto completa e allenante anche per la lunghezza dei suoi itinerari
venerdì 17 marzo 2017
Storie di lupi e di grotte, di piante e fiori con una guida naturalistica alla scoperta dei nostri luoghi più belli e nascosti
Si percorrerà il sentiero delle sorgenti e dei lupi a Polaveno, attraverso un itinerario che si sviluppa nella Val Saino, breve valle laterale della Valle di Gombio. Un sentiero che affronta contenuti storici e naturalistici e ci riporta indietro nel tempo quando il lupo era ancora presente in quest’area, dove l’ultimo avvistamento di questo animale risale al 1885.
Lungo il percorso si potranno osservare alcune loére, trappole costruite appunto per catturare i lupi; tra Polaveno, Brione, Ome e Monticelli se ne contano 14.
Seguirà l’altopiano di Cariadeghe posto alla sommità di un massiccio calcareo situato al confine meridionale delle Prealpi Bresciane.
Unico nel paesaggio lombardo, è caratterizzato da importanti fenomeni di carsismo, per questo è riconosciuto “Monumento Naturale” dalla Regione Lombardia per le sue peculiarità geomorfologiche.
L'occasione offerta da Universitas Ysei, associazione culturale iseana, è davvero interessante, le escursioni (9-16 maggio) saranno anticipate da un incontro propedeutico, il 2 maggio, nell' Aula Magna “F. Modigliani” dell’II.S. “G. Antonietti” di Iseo con proiezione di immagini sulla flora e sugli ambienti che verranno visitati. Iscrizione obbligatoria tel. 030 980047 e-mail uniysei@gmail.com
giovedì 16 marzo 2017
A L'ITALIA CHE VA - RadioRAI il Retificio FAR . Storie, realtà, esperienze, imprenditori di successo lo racconta Mario Ribola
ASCOLTA QUI'! Audio Rai.TV - L'Italia che va - L'Italia che va del 17/01/2017
Dalla pesca allo sport, dall'industria all'agricoltura
Dalla pesca allo sport, dall'industria all'agricoltura
Leader in Italia e all'estero, esportazione 500mila kg di reti in 50 paesi nel mondo.
Dal 1946 una realtà lombarda nata sulle rive del Lago d' Iseo, la FAR produce reti da pesca e di lì oggi le reti di contenimento per le piste da sci, per i parchi giochi, un retificio di fibre sintetiche dove la tecnologia ha permesso grande sviluppo.
A L'ITALIA CHE VA - RAI 1 storie, realtà, esperienze, imprenditori di successo lo racconta Mario Ribola (A.D. FAR srl)
mercoledì 15 marzo 2017
MILANO 23 marzo 2017 Franca Ghitti, il libro alla Triennale della scultrice camuna
![]() |
| l’installazione Il segno dell’acqua nel Lago di Iseo |
La Triennale di Milano ospita, giovedì 23 marzo alle ore 18, la presentazione del volume monografico della scultrice Franca Ghitti a cura e con un saggio introduttivo di Elena Pontiggia, edito da Skira.
All’incontro intervengono la curatrice Elena Pontiggia, Professore dell’Accademia di Belle Arti di Brera; Cecilia De Carli, Professore dell’Università Cattolica di Milano; Micol Forti, Direttrice della Collezione d’Arte Moderna dei Musei Vaticani.
Il libro traccia il percorso artistico di Franca Ghitti (1932-2012), scultrice di fama internazionale, dagli anni cinquanta alla sua scomparsa, le cui opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e i Musei Vaticani.
Ne nasce una lettura globale dell’opera dell’artista che ha inizio in Valle Camonica, suo paese di nascita a cui rimane significativamente legata durante il corso della sua vita, che ripercorre tutte le tappe significative, dagli studi artistici a Milano, Parigi, Salisburgo, all’esperienza africana, alle mostre internazionali, e ne emerge il ciclico ritorno alle origini e alla sua terra, che la sprona a continui studi, approfondimenti e ricerche.
L’avvincente volume mette il lettore in contatto diretto con il personaggio e con la società artistica dell’epoca, in un intreccio che offre uno spaccato curioso e al contempo molto interessante.
Molto attenta alla scelta dei materiali, Franca Ghitti inizialmente predilige soprattutto quelli legati alla terra e al mondo del lavoro,fra cui vecchie assi di legno e avanzi di segheria. Successivamente opta anche per il ferro e i metalli, recuperati nelle antiche fucine della Valcamonica, come stampi, ritagli, tondini, chiodi, polvere di fusione, ma anche scarti di lavorazione delle industrie metalliche.
Il suo stile nel ricomporre restituisce ai materiali nuova energia e profondi significati; un linguaggio essenziale e concreto, legato alle linee, alle forme, alla geometria, che unisce in un armonico dialogo il presente al passato. Numerosi sono infatti i riferimenti alle incisioni rupestri e ai simboli primitivi delle tribù africane che si mescolano a espressioni moderne e contemporanee.
Elena Pontiggia afferma nel suo testo critico: “Quello di Franca Ghitti è un mondo complesso, un crogiolo di esperienze occidentali e primitive, di arte e architettura, di ripetizione e differenza. La sua scultura è sempre un disegno di mappe, una collezione di segni: non cerca il volume, il modellato, la massa, ma la superficie, la tavola, la pagina. La sua arte insegna la ricerca di alfabeti che non si trovano nei libri e di mondi che non coincidono con il nostro. Insegna che le mani sanno quello che la mente non capisce, mentre il linguaggio dei segni custodisce qualcosa che le parole non registrano”.
I primi lavori in legno, realizzati negli anni sessanta, intitolati Mappe, sono tavole di legno con incisioni, ispirate alle incisioni rupestri a cui seguono altri cicli scultorei, sempre di matrice minimalista, a cui si aggiunge l’utilizzo di nuovi elementi, i chiodi, considerati dall’artista fondamentali per l’uso e la forma. Fra questi si ricordano I Rituali, Le Vicinie, Le Storie dei morti, I Reliquiari che restituiscono la cultura contadina e in cui si allude alla tradizione, alle leggende, al dialetto, ai canti, ai proverbi.
Negli anni Settanta, l’esperienza africana e il suo trasferimento per alcuni anni in queste terre, conducono l’artista ad inserire nel suo linguaggio nuovi simboli, nuovi colori, nuovi materiali fra cui il cemento e il vetro, come si osserva in Orme del Tempo. Totem.
In un continuo divenire, i lavori di Franca Ghitti assumono negli anni successivi dimensioni e forme diverse sempre intrinsecamente legate al suo vissuto, come la verticalità, ispirata dalla visione dei grattacieli di Montreal e dai boschi del Labrador, che caratterizza le opere Cancelli, Libri Chiusi, Alberi. Il ritmo verticale tuttavia è spesso contrastato da un’energia orizzontale, resa dall’accostamento seriale di tessere e liste di legno, come se la materia fosse tessuta o intrecciata. In una poetica costantemente attenta al rapporto con lo spazio, alla fine degli anni ottanta si inserisce l’interesse per la forma circolare, Ciclo dei Tondi, dove il cerchio più o meno regolare evoca il concetto di ripetitività.
Anche nelle installazioni, Meridiane, sono presenti temi legati al tempo e allo spazio, ma aprono contemporaneamente nuovi orizzonti con esplicite riflessioni sulla città, sull’architettura e sul linguaggio; in Alfabeti perduti e Altri Alfabeti realizzati alla fine degli anni novanta l’artista riscopre linguaggi dimenticati, di culture passate.
La sua ricerca artistica prosegue con continui approfondimenti, che contengono la memoria di vissuti comunitari connessi a epoche e luoghi differenti connessi alla contemporaneità.
Affermava infatti l’artista: “Non credo nell’improvvisazione. Un’opera è il risultato di una lunga meditazione, di un processo di conoscenza che dura tutta la vita”.
In seguito alla morte di Franca Ghitti, per volontà della scultrice è nata la Fondazione Archivio Franca Ghitti che si propone di promuovere l’opera dell’artista a scopo culturale in Italia e all’estero.
L’incontro in Triennale è accompagnato dalla proiezione del trailer del documentario “Franca Ghitti. Il film” del regista Davide Bassanesi che ripercorre i momenti più significativi della vita della scultrice.
Alla presentazione partecipa inoltre l’architetto Giovanni Cadeo, autore del progetto di restauro dell’edificio che sarà sede del Museo Archivio dell’artista, con una proiezione di immagini del progetto, ormai nella sua fase conclusiva.
Cenni biografici. Franca Ghitti (1932-2012) nasce in Valle Camonica. Frequenta le accademie d’arte di Milano, Parigi e Salisburgo e dagli anni Sessanta si dedica alla scultura specializzandosi nell’utilizzo di materiali quali il legno e il ferro.
Tra le principali mostre internazionali si ricordano quelle presso: Museo di Palazzo Braschi (Roma), Istituti Italiani di Cultura (Vienna, Budapest, Monaco), New York University (New York), Palazzo Martinengo e ex chiesa di San Desiderio (Brescia), OK Harris Gallery (New York), Fondazione Bilbao Bizkaia Kutxa (Bilbao), Young Arts Gallery (Vienna), Fortezza da Basso (Firenze), Museo Diocesano (Milano), University of Houston, Triennale di Milano, Biennale Internazionale di Scultura (Agliè), Castello di Brescia, Museo della Permanente (Milano), École Nationale Supérieure d’Architecture de Paris La Villette (Parigi), Università Bocconi (Milano), Museo d’Arte Contemporanea Manege (San Pietroburgo).
Numerosi gli interventi dell’artista in spazi pubblici e privati, tra i più significativi spiccano le vetrate per la Chiesa degli Italiani di Nairobi in Kenya; il cancello per il Museo Agricolo del Castello di Brunnenburg (Merano); le opere in ferro per le sedi della Banca Credito Italiano; l’installazione Il segno dell’acqua nel Lago di Iseo; la grande scultura per la Rocca di San Giorgio a Orzinuovi (Brescia).
Il suo percorso artistico è accompagnato da numerose pubblicazioni, si ricordano le case editrici Scheiwiller, Lucini editore, Electa, Charta e Edizioni Mazzotta.
Hanno scritto di lei critici e giornalisti di rilievo quali: Giuseppe Appella, Giulio Carlo Argan, Carlo Bertelli, Paolo Biscottini, Rossana Bossaglia, Claudio Cerritelli, Enrico Crispolti, Cecilia De Carli, Raffaele De Grada, Marina De Stasio, Sebastiano Grasso, Flaminio Gualdoni, Fausto Lorenzi, Marco Meneguzzo, Anty Pansera, Pietro Petraroia, Elena Pontiggia, Gianfranco Ravasi, Roberto Sanesi, Vanni Scheiwiller, Francesco Tedeschi.
Fondazione Archivio Franca Ghitti. Nel 2013, in seguito alla morte dell’artista, nasce la Fondazione Archivio Franca Ghitti volta alla conservazione, catalogazione e valorizzazione della sua opera.
Maria Luisa Ardizzone, Professore alla New York University di New York, è presidente della Fondazione che vanta un comitato scientifico composto da nomi illustri quali: Cecilia De Carli, Professore Università Cattolica di Milano; Fausto Lorenzi, critico d’arte e giornalista; Marco Meneguzzo, Professore Accademia di Belle Arti di Brera; Margaret Morton, artista, fotografa e Professore Cooper Union, New York; Elena Pontiggia, Professore Accademia di Belle Arti di Brera.
Dal 2013 l’architetto Giovanni Cadeo dello Studio Cadeo di Brescia si dedica al progetto di ristrutturazione dell’ex casa studio dell’artista, oggi sede della Fondazione, per il progetto dell’archivio-museo dedicato a Franca Ghitti.
Tra le principali iniziative realizzate dalla Fondazione si ricordano le mostre presso la Biblioteca Sormani di Milano a cura di Elena Pontiggia; il Castello di Sirmione; Villa Clerici a Milano; il Museo dell’energia idroelettrica di Valle Camonica; l’Università Cattolica di Milano a cura di Cecilia De Carli.
Presentazione del volume
FRANCA GHITTI
a cura e con saggio introduttivo di Elena Pontiggia
Skira editore
giovedì 23 marzo 2017, ore 18
Si ringrazia lo sponsor tecnico Barone Pizzini
La Bottega dei Selva da Riva sul Sebino
... Una colonia di maestri comacini, rappresentata da famiglie dei Selva (o Silva), è approdata anche a Riva di Solto nella seconda metà del XVII secolo. Sono documentate nel 1671 le presenze a Riva di Solto del maestro tagliapietra Giulio Selva da Veglio, figlio del maestro Francesco, e del maestro Martino figlio di Bartolomeo Silva da Cerano de cinque comuni di Mezzena del lago di Como della Valle d’Intelvi. La loro venuta e permanenza sono ascrivibili alla presenza di marmo nero in località Leède e Bögn di Riva di Solto, allora di grande apprezzamento per il taglio di lastre da intarsio marmoreo, materiale fondamentale nel momento cruciale dell’evoluzione del passaggio tra l’altaristica lignea e quella lapidea.
Giulio Selva q.m Francesco, di professione tagliapietre (o maestro lapicida), sposa il 26 giugno 1679 Maria di Bernardino Polini di Riva di Solto fissandovi residenza. Per soddisfare le svariate committenze apre una bottega o laboratorio avvalendosi del lavoro, per lo più, di maestranze provenienti dalla valle d’Intelvi e dal luganese. [...]
Numerose furono le maestranze di architetti, muratori, scalpellini, stuccatori e pittori che si avvicendarono a Riva di Solto nelle botteghe dei Selva, da cui uscirono opere pregevoli d’altaristica, per lo più in marmo nero (a volte anche bianco) intarsiato con marmi policromi, per le chiese del Sebino, della Valle Camonica e altrove. Questi altari sono riconoscibili fino alla fine del ’700 da intarsi per lo più geometrici su marmo nero, e successivamente da variegata e squisita tipologia di intarsi a girali, a fiorami, geometrici, arricchiti di qualche uccellino, petali di fiori, madreperle. Alcuni recano incisa la data di esecuzione. Le loro opere sono per lo più prive di firma, per cui l’attribuzione dipende dal rinvenimento di contratti e testamenti rogati da notai o di scritture private conservate negli archivi delle chiese o delle confraternite committenti. ...
Dal lago di Como a quello di Iseo, portandosi come bagaglio il mestiere di tagliapietre. È l’emigrazione iniziata a fine Seicento dai lapicidi della Val d’Intelvi, ovvero delle maestranze originarie dei paesi montani sopra il Lario e il Ceresio, al confine con la Svizzera, trasferite a Riva di Solto per realizzare gli altari in marmo delle chiese della zona. Ma perché proprio sulla sponda occidentale del Sebino? «Perche qui c’erano le cave di marmo nero che si avvicinava per coloritura e uniformità cromatica al ricercatissimo “Nero di Paragone”, il marmo di riferimento per l’altaristica utilizzato come fondo per l’intarsio lapideo», spiega il professor Valentino Volta, che per anni ha insegnato Storia dell’architettura alla facoltà di ingegneria di Brescia. «Poi Riva di Solto era equidistante da due centri di produzione altaristica lapidea - continua Volta -: la Rovetta dei celebri Fantoni in Valseriana e la bresciana Rezzato, che aveva cave di marmo. Un altro elemento da tener presente riguarda la posizione centrale tra la Valcamonica, le valli bergamasche e la Franciacorta, tutte aree in pieno sviluppo per il rinnovo degli arredi delle chiese in seguito alla Controriforma». La famiglia di lapicidi originari della Val d’Intelvi che si ferma a Riva di Solto è quella dei Silva, poi attualizzato in Selva, come racconta l’avvocato Bortolo Pasinelli di Fornovo nel volume, appena pubblicato, «Riva di Solto. Zorzino e Gargarino».
«Le cave di marmo nero erano in località Leède e Bögn - scrive Pasinelli -. I Selva erano originaria di Veglio, frazione di Cerano Valdintelvi. Il primo ad arrivare è stato Giulio, che il 26 giugno 1679 sposa Maria Polini, originaria di Riva di Solto, e sposta la sua residenza aprendo una bottega in paese». Pasinelli è riuscito a risalire alla genealogia della famiglia Selva trasferita in Bergamasca e alle opere da loro realizzate consultando gli archivi parrocchiali e gli atti notarili dell’Archivio di Stato di Bergamo. Un lavoro certosino che, unito alle importanti ricerche sul carteggio dei Fantoni portate avanti dal professor Volta, ha portato alla luce una realtà sconosciuta documentando la nascita di queste botteghe di lapicidi comaschi sorte a Riva di Solto tra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento. «La bottega più importante era quella di Giulio Selva, che nel 1681 è stato raggiunto dal fratello Giacomo - racconta Pasinelli -. La caratteristica di questi artisti era di utilizzare maestranze edili di compaesani e parenti. Tagliapietre, scultori, scalpellini, stuccatori, pittori e muratori arrivavano dal lago di Como e di Lugano». C’è anche un anno di svolta artistica, come ha scoperto Volta: «La loro tecnica lavorativa si perfeziona attorno al 1690, dopo aver visto i capolavori realizzati per l’altare della chiesa dell’Abbazia di San Paolo d’Argon dai maestri bresciani Antonio e Domenico Corbarelli, fratelli originari di Firenze specializzati nella “pittura di pietra”.
Prima i Silva realizzavano solo composizioni geometriche semplici, ma grazie alla loro grande abilità e all’attenzione per le novità, dopo aver visto i fratelli Corbarelli al lavoro hanno iniziato a sfornare veri e propri capolavori con disegni più raffinati e stilizzati». I Selva collaborarono anche con i celebri Fantoni di Rovetta. «I ricami e i fiorami realizzati in pietra tagliata col filo e poi inseriti nel marmo erano un’attività complessa - continua Pasinelli -. I Fantoni progettavano l’opera, ma la realizzazione veniva fatta dai Selva». Aggiunge Volta: «La collaborazione di queste botteghe con i Fantoni è stata lunga, anche se subordinata. Dai documenti del tempo (un esempio per tutti il testamento con cui il 2 ottobre 1721 Giuseppe Antonio Foresti di Riva di Solto disponeva un lascito di 300 lire all’oratorio del SS. Crocifisso di Solto per «far coprir di cristalli di Venezia le statue di quell’altare...»), risulta che fino al 1740 i Selva lavorassero come subappaltatori dei Fantoni, poi con la morte di Andrea Fantoni - il caposcuola della famiglia di artisti -, hanno iniziato ad avere commissioni in proprio”. Per rendersi conto del lavoro altamente specializzato di questi lapicidi basta ammirare gli altari della maggior parte delle chiese della zona: da Riva di Solto alla Valle Camonica, da Foresto Sparso a Tavernola. A predominare il marmo nero, impreziosito da intagli e decori dai colori più disparati grazie all’utilizzo di marmi e pietre differenti: dal bianco di Carrara al rosso di Verona, passando per lapislazzulo, malachite e alabastro.
Dove trovare i Selva da Riva:
Dove trovare i Selva da Riva:
Riva Parrocchiale
Riva San Rocco
Gargarino SS Ippolito Cassiano
Solto Oratorio del Crocefisso
Zorzino Santa Croce
Tavernola Bergamasca - San Pietro
Vigolo Santa Maria Assunta
Foresto : San Marco
Esmate : San Gaudenzio
Costa Volpino : Santo Stefano
Marone : Santa Maria della Rota
Toline: San Gregorio
Vilminore : Nuova Pieve
Marone : San Martino
sabato 11 marzo 2017
#InLombardia, una destinazione da Collezionare!
#ILPASSAPORTO
PUNTI DI RITIRO
IAT Iseo – Lungolago Marconi, 2/c – 25049 Iseo (BS)
IAT Alto Sebino – Piazza 13 Martiri, 37 – 24065 Lovere (BG)
IAT Basso Sebino – Via Tresanda, 1 – 24067 Sarnico (BG)
IAT Brescia – Piazza del Foro, 9 – 25100 Brescia
Garda Musei e Il Vittoriale – Via del Vittoriale, 12 – 25083 Gardone Riviera (BS)
Infopoint Brescia Centro – Via Trieste 1, Brescia
Infopoint Brescia Stazione FS – Via Vincenzo Foppa, Brescia Cos’è #ilPassaporto #inLombardia?
Un unico documento nel quale raccogliere e collezionare le proprie visite nella regione Lombardia da collezionare con #ilPassaporto dedicato alle sue più importanti destinazioni turistiche. Luoghi noti, ma anche chicche da esplorare e conoscere, per diventare un vero esperto della Lombardia!
#ilPassaporto, unico e numerato, ti permette di creare un racconto personale dei tuoi viaggi #inLombardia. E’ semplice: visita una località compresa nel Passaporto (sono davvero tante!) o partecipa ad uno degli eventi speciali. Una volta lì, fai timbrare #ilPassaporto nella pagina dedicata a quella destinazione. Come richiederlo? on line quì , presso i punti indicati o scrivi a passaporto@in-lombardia.it per maggiori informazioni.
#ilPassaporto, unico e numerato, ti permette di creare un racconto personale dei tuoi viaggi #inLombardia. E’ semplice: visita una località compresa nel Passaporto (sono davvero tante!) o partecipa ad uno degli eventi speciali. Una volta lì, fai timbrare #ilPassaporto nella pagina dedicata a quella destinazione. Come richiederlo? on line quì , presso i punti indicati o scrivi a passaporto@in-lombardia.it per maggiori informazioni.
E’ facile e veloce!
Quando avrai completato il passaporto, potrai richiedere l’attestato #inLombardia!
venerdì 10 marzo 2017
TAVERNOLA BERGAMASCA Portò il kiwi in Italia e la sequoia sul Sebino
Luigi Fenaroli (1899-1980) fu «insigne botanico bergamasco di fama mondiale, antesignano e cultore degli studi fitogeografici e floristici, nonché protagonista eminente del rilancio postbellico dell’agricoltura e della selvicoltura italiana attraverso il saggio impiego della genetica vegetale».Dal 1928 al 1932 resse la sezione di Iseo della cattedra ambulante di agricoltura.La sua specializzazione di genetista lo portò in Egitto nel 1956 per risolvere i problemi di miglioramento del mais; nel frattempo si occupò anche del miglioramento della patata e nel 1964 fu chiamato per consulenze in questo settore dal governo canadese. Diresse a Bergamo anche l'osservatorio meteorologico dell'Istituto centrale di meteorologia ed ecologia agraria e pubblicò periodicamente, in collaborazione con V. Nozzolini, i dati rilevati. Pur rimanendo a Bergamo dal 1968 al giugno 1974, quando fu collocato a riposo per limiti di età, assunse la direzione dell'istituto sperimentale per l'assestamento forestale e per l'apicoltura di Trento.
Importò e mise a dimora, presso il Corno di Predore, nel lago alcuni esemplari di cipresso delle paludi o cipresso calvo (Taxodium distichum).
L’arboreto, di Villa Elena ubicata all’ingresso del centro abitato, fu ideato dal padre di Luigi, Giovan Battista, bancario appassionato di piante di montagna e di giardini rocciosi. Ma fu Luigi ad arricchirlo di essenze rare: impiantò il bambù, l’albero della canfora, la sequoia gigante, la quercia del sughero, il ginkgo biloba, una ricca varietà di felci che caratterizzano il sottobosco e altre pregiate essenze.
In un suggestivo angolo dell’arboreto c’è la pianta madre del kiwi, l’Actinidia, che Fenaroli riuscì ad acclimatare nel 1960 quando era direttore della Stazione sperimentale di Stezzano.
Sperimentò infatti la coltivazione del kiwi, che poi si diffuse in tutta Italia, in collaborazione con il giardino botanico della Sorbona di Parigi, importando una decina di piantine dalla Nuova Zelanda. Ricorda Pietro Bettoni, segretario della Fondazione Buonomo Cacciamatta, di cui Fenaroli fu presidente dal 1946 al 1976: «Si deve a lui il riordino del patrimonio immobiliare dell’ente, con l’acquisto anche della proprietà di Fontanella dove, grazie alle favorevoli condizioni climatiche, ebbe inizio con successo la coltivazione del kiwi. Io stesso mi recai dal fittavolo al quale consegnai uno schema del professore con indicato dove dovevano essere messe a dimora le piantine di Actinidia». I suoi studi di genetica vegetale condotti negli Stati Uniti e applicati in Italia tramite la Stazione sperimentale di maiscoltura di Bergamo che diresse dal 1946 al 1968, furono di fondamentale importanza per l’introduzione di mais ibridi in Italia favorendo così lo sviluppo e la produzione dell’agricoltura italiana.
Etichette:
Kiwi,
Luigi Fenaroli,
sequoia,
Tavernola Bergamasca
Iscriviti a:
Post (Atom)


























